Archive | November, 2011

‘Il respiro del buio’: il nuovo libro di Nicolai Lilin presentato a Milano

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‘Il respiro del buio’: il nuovo libro di Nicolai Lilin presentato a Milano

Posted on 30 November 2011 by re-d




Michail Bulgakov scrisse: ”Il problema degli esseri umani non è che sono mortali, ma che lo sono all’improvviso”. L’assunto da cui prende vita “Il respiro del buio” (Einaudi, 2011, 240 pag, 20€ ) di Nicolai Lilin da lui stesso citato qualche giorno fa durante la presentazione del libro ai Frigoriferi Milanesi (via Piranesi 10) con la giornalista Monica Maggioni.

Con Il respiro del buio si chiude una trilogia, dopo Educazione siberiana e Caduta libera. Un altro viaggio, questa volta interiore, in cui il soldato Lilin, reduce dalla Cecenia, torna a casa da una guerra spietata. Ma il ritorno a casa non significa ne’ la pacificazione, ne’ la conquista della sicurezza, perché l’orrore della guerra e i suoi ricordi persistono nel cuore dell’autore-protagonista, come la ghiaia sotto il carroarmato delle scarpe. Un viaggio con la mente, nel tentativo di riscoprire la luce, passando attraverso il buio dell’inadeguatezza e dell’indifferenza. Perché il ritorno dalla guerra in Cecenia è un ritorno quasi impossibile.

Reduce dal campo di battaglia, persi tutti i codici di vita “normale”, lo scrittore al suo ritorno perde completamente la sua consapevolezza dello stare nella società umana e si interroga su quali siano i suoi punti di riferimento. «Camminavo per strada e non capivo perché lo facevo. – racconta – Entravo nei negozi e provavo un senso di vergogna. Avevo black out totali, mi svegliavo e capivo di aver fatto attività incoscienti: in camera c’era una postazione di combattimento preparata alla perfezione. Tornare dalla guerra è come avere un vestito un po’ strano, di cui non si riesce a liberarsene».

Ma c’è una variabile, fondamentale, che mina l’essenza stessa della vita: l’incapacità di vivere il tempo. Un senso di percezione distorto dello scorrere del tempo diventa il motivo del terribile senso di inadeguatezza di Nicolai: «c’era un’unica possibilità per riappropriarsi dell’indefinibile e inesorabile tempo: intervenire sul tempo e colmare l’assenza temporale. Ho iniziato a segnare ogni ora sui muri di casa, con la mia firma – racconta lo scrittore – poi a scrivere tutte le cose che facevo. E ricordando certe azioni che avevo compiuto in guerra mi si è aperta la luce». Paradossalmente, il motivo scatenante l’alienazione diventa l’unica chance di redenzione. Ed è per questo che Nicolai decide di compiere un altro viaggio verso il luogo dove tutto è iniziato, verso l’unico ritorno possibile: la Siberia, perché «quando perdi l’equilibrio, cerchi un punto di appoggio che già conosci». Tornare dove il buio è cominciato.

Le sue parole durante la presentazione risuonano nel capannone come un boato. Seppur scandite con una tranquillità disarmante, sono di una potenza deflagrante: «Il mondo pacifico non riesce a capire la sua mortalità, e lo dimostra rinnegando tutte le questioni scomode. Le persone comprendono solo fino a un certo punto il valore dell’esistenza. Manca un approccio umano, nella società umana». La guerra è presente anche nel mondo pacifico, ma i suoi abitanti non se ne accorgono. «Le società ti mandano a combattere, ma quando torni, quello che ti porti dentro è un problema solo tuo – afferma lo scrittore – Ti costringono a fare un lavoro sporco, ma loro se ne lavano le mani. E’ questo il meccanismo del branco umano».

La verità che echeggia è inesorabile: dopo essere stato in guerra, qualcuno si riappropria della sua vita, qualcun’altro invece soccombe, schiacciato dal peso. Come molti amici di Nicolai, come molti soldati americani (e chissà anche quanti italiani). Secondo Army times, negli Stati Uniti 18 veterani al giorno si tolgono la vita, 950 al mese tentano il suicidio. Una terribile verità, poco narrata. Untold stories le chiamano, storie taciute, che affiorano spesso attraverso il potere dirompente della scrittura. E’ la depressione da rientro, come quella raccontata da Lilin nel suo libro, è la stessa sindrome raccontata da Ward 54, il film inchiesta di Monica Maggioni proiettato dopo la presentazione del libro. Attraverso il viaggio del soldato Kris Goldsmith dai genitori di Jeff, un altro militare che si è tolto la vita, il documentario dà voce alla realtà vissuta oggi da molte famiglie americane.

READ MORE: la nostra intervista a Lilin, sul numero 0 di re-mood

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Alex Preti, ritratti di viaggio – a Palazzo Bocconi – Milano

Alex Preti, ritratti di viaggio – a Palazzo Bocconi – Milano

Posted on 25 November 2011 by re-d

Circolo della Stampa

Palazzo Bocconi, Corso Venezia 48, Milano
le sale ospitano dal 26 Novembre al 05 Dicembre 2011 la mostra personale di pittura
“Alex Preti, ritratti di viaggio”
A cura di Walter De Bernardi
inaugurazione Sabato 26 Novembre alle ore 18,00

 

“ La stagione delle piogge è stata particolarmente inclemente quest’anno. Scopro che la maggior parte delle strade principali, sono bloccate per frane. Fra queste la via per il distretto di SOLOLA’ e la cittadina di PANAJACHEL, sul versante nord del lago ATITLAN. Avrei attraversato il lago, diretto alla sponda est dove è situato il pueblo di SAN PEDRO LA LAGUNA, mia destinazione finale “.

Così racconta il nostro giovane pittore, durante la fase di avvicinamento al luogo che aveva prescelto per il suo lungo esodo, da quella che veniva chiamata “la città da bere” di alcuni anni fa.

Una scelta non facile a capirsi, sia per motivazioni artistiche ben precise o perlomeno intuibili! Lo stesso Alex la definisce una scelta radicale che “ancor oggi non trova una collocazione logica e razionale”. Ma di logico e razionale nel cervello e nell’anina di un artista è ben difficile ritrovarne.

Ricordiamo, come in passato, esempi di pittori, scrittori ecc…, che ad un certo momento della loro esistenza, sentirono la necessità di abbandonare un mondo di appartenenza, per l’ignoto! Era un’azione significativa contro i pregiudizi della morale corrente e le costrizioni della società del tempo: deformare la libera naturale spontaneità di un uomo.

Soluzione o fuga individualista, perché ormai non vi sono più idee generali. La si potrebbe definire: la poetica dell’evasione!

Più di un secolo fa tutto ciò aveva scosso e fatto vibrare PAUL GAUGUIN che, d’impeto, aveva abbandonato Parigi, la famiglia e una dorata posizione sociale per le Isole dell’Oceania, allora ancora allo stato selvaggio.

Paul Gauguin, poteva ancora tornare in Francia, ma fu stroncato da una febbre tropicale a soli 55 anni. Non sappiamo quali sarebbero state le impressioni e gli sviluppi della sua “poetica evasione”. Rimangono gli stupendi dipinti delle sue tahitiane, che ancor oggi fanno lievitare i risultati delle maggiori case d’aste.

Ma tornando al Nostro, Alex Preti rientrò dal Guatemala alla sua città, non ancora trentenne, con un bagaglio di esperienze umane ed artistiche non indifferenti, come egli stesso ci informa.

Il Centro America è stato sin dagli anni sessanta la zona di incontro di una varia umanità: hippies, zingari di un certo tipo, viaggiatori un po’ stravolti, in cerca di una spiritualità perduta o mai avuta.

L’ambiente locale, lo suggestiona! Un mondo di non facile comprensione, ai bordi del globo terrestre,  pervaso da usi e costumi autoctoni di origine maja, dove la medicina ufficiale, ancora oggi, viene sostituita dal “curandero”.

Il nostro pittore con la sua attuale compagna Katia, si mantenne soprattutto, con l’esecuzione di disegni (aggiungiamo bellissimi) che vendeva per il tramite di contatti locali o messicani. Un’intera collezione di opere di Alex è stata, così collocata, nell’intero Centro America e negli Stati Uniti.

Il colore, che sino allora era stato il grande assente della sua tavolozza, a tutto vantaggio del segno grafico, sotto l’influsso degli intonaci colorati delle case e delle vivacissime colorazioni degli abiti, soprattutto femminili, insomma di un intero ambiente povero, ma colorato, il Signor Colore fa così il suo ingresso nel mondo immaginifico di Alex Preti.

In questa attuale mostra si vuole presentare una serie, crediamo eccezionale, di dipinti ad olio, acrilici e disegni ricorrenti, soggetti originali Central americani, che documentano una parte del percorso attuato, con linguaggi originali diversi, ad esermpio : quello iconico di ispirazione ispanico americano.

La preziosità della tecnica introdotta, come maniera di dipingere, con le sue fonti, la stessa materia utilizzata, ci riportano alla tradizione, ma con atmosfere straordinarie e suggestive, dettate dalla giovane sensibilità del pittore.

Uno dei tanti aspetti che ci hanno impressionato sono i “bagliori d’oro” che impreziosiscono le tele della “donna del vulcano” e delle “trez quetzales”. Una preziosità, retaggio dell’antico splendore dei Maja e che contrasta con l’atteggiamento umile e rassegnato dei personaggi dell’oggi, ivi rappresentati. Creature che hanno subito la storia più che farla! Una evidente rappresentazione dell’accettazione della “condizione umana”.

I quadri di Alex Preti hanno una loro immediata evidenza e presentano una loro autentica verità! Il segno, le tracce che giungono indelebili, sono il frutto della comunicazione della propria realtà e del proprio tempo.

Ritornando in Occidente con le notevoli esperienze acquisire, A. Preti riprende il suo lavoro operando come illustratore e partecipando a concorsi di portata nazionale, classificandosi tra i premiati. Ma soprattutto, ponendo il suo arricchito talento, nella nuova serie di dipinti e disegni dedicati per la maggior parte a figure femminili o d’assieme. Anche La ricerca lo attira, senza disdegnare i fondamenti del disegno, ma innovando oltre che i concetti, soprattutto il colore. Come per il soggetto classico, ha come paradigma l’opera dei grandi dell’Ottocento e primi Novecento, per l’avanguardia pittorica ci richiama all’esempio di quel “mostro di talento” che è stato EGON SCHIELE, un sommo del disegno.

Rileviamo un dato di fatto, quale?

Che la pittura, nonostante i colpi ricevuti, svuotamento, manierismo da una parte e completo rifiuto dall’altra, dimostra ancora autenticità nei giovani di talento, i quali evidenziano verità e consapevolezza nel non facile rapporto tra espressione e vita!

E’ talmente chiaro che, quando  si incontrano artisti autentici, i contrasti così ricorrenti nell’attuale infido mondo dell’arte, si placano e si ritorna a credere alla continuità della buona pittura, a fronte di tanti deragliamenti provvisori o non, troppo esaltati e con faciloneria considerati.

Walter De Bernardi

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re-port intervista Cesare Malfatti

re-port intervista Cesare Malfatti

Posted on 22 November 2011 by re-d


Fogli di moleskine cuciti a mo’ di portafogli, un filo rosso sottile entra ed esce dalla custodia del nuovo CD di Cesare Malfatti.

Un prodotto unico, numerato, stampato, datato e “costruito” interamente da Cesare sotto i nostri occhi.

Proprio così, home made, firmato e cucito a macchina (mail a cesare.malfatti@gmail.com per ordinarne una copia).Il primo album da solista dell’ex La Crus è il frutto di una sconfinata passione per la musica; undici tracce acustiche, intime, ricche di atmosfera (tutti i pezzi sono ascoltabili dal blog cesaremalfatti.blogspot.com).

Abbiamo scelto di intervistare Cesare Malfatti nel palco dove si è appena esibito, in mezzo alle sue cose, incastrando due seggiole tra gli amplificatori e i microfoni. Luci bollenti e ombre gigantesche sul muro bianco. Un viaggio all’interno di un artista in continuo movimento, che ama il suo mondo e che soprattutto ascolta musica, parlandone più che volentieri.

Mi sono portato via da Cesare la sua ferma convinzione che oggi abbiamo tutti i mezzi per fare le cose che ci piacciono in autonomia, che siano scattare una fotografia, scrivere una lettera appassionata o, appunto, produrre un album cantautoriale.

Bisogna coltivare le idee, prestarci tempo, la giusta attenzione…ed avere la fortuna di avere a che fare con persone che ci ricordano quanto sia importante tenere la luce accesa.

Vi lascio all’intervista e mi scuso anticipatamente per l’effetto “imbolsisci”, nuova feature della telecamere di noi remooders giocherelloni.

Enjoy!

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Vuoi ospitare l’house concert di Cesare Malfatti o prenotare il tuo biglietto? scrivi a info@house-concert.it  

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BazArte per tutti: la mostra-mercato low-cost

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BazArte per tutti: la mostra-mercato low-cost

Posted on 15 November 2011 by re-d

Spazio Concept in collaborazione con r-EVOLution – Collettivo di giovani artisti italiani – presenta “BazArte per tutti”: la grande Mostra Mercato, patrocinata dall’Assessorato alla Cultura della Regione Lombardia.

Una grande Mostra Mercato a Milano, non solo per gli artisti ma anche per i milanesi, per i lombardi, per i cittadini italiani su tutto il territorio nazionale, per i turisti stranieri in visita nella Capitale dell’Expo e per tutti coloro che sono particolarmente interessati all’arte e per chi, invece, né è solamente incuriosito.

Come? Dove? Quando?

Due appuntamenti, due interi week-end, ad entrata libera, presso lo Spazio Concept, Via Forcella, 7/13, Milano (Zona Tortona), Sabato 19 Novembre 2011 (dalle ore 10:00 alle ore 02:00) e Domenica 20 novembre 2011 (dalle ore 10:00 alle ore 19:00) e Sabato 17 Dicembre 2011 (dalle ore 10:00 alle ore 02:00) e Domenica 18 Dicembre 2011 (dalle ore 10:00 alle ore 19:00).

 

Maggiori Info su:

http://www.spazioconcept.org/novembre2011/bazarte.html

http://www.facebook.com/event.php?eid=240463466004760

http://revolution2010.altervista.org/bazarte/bazarte.html

 

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12×12 September & October issue

12×12 September & October issue

Posted on 15 November 2011 by re-d

12 temi per raccontare i dodici mesi dell’anno.

12 foto che raccontano ogni mese.

12 fotografi selezionati mensilmente, 144 talenti per un libro

12 vincitori per l’evento finale

Il progetto di First Floor Undercasa editrice digitale che produce contenuti a firma Gruppo TBWA\Italia, prevede la pubblicazione di un libro che racconti in 12 parole e 144 foto rappresentative dei singoli mesi, un intero anno di avvenimenti.

Le migliori 12 foto saranno oggetto di una mostra.

I temi per i mesi  sono Memoria (settembre) Perdita (ottobre)

Quello che cerchiamo è una foto, in esclusiva per noi che racconti il tuo punto di vista, i mesi passati.

La tua esperienza e il tuo vissuto.

Si può e si deve partecipare il più possibile!

Ogni mese i selezionati verranno pubblicati online su firstfloorunder.com e su re-mood.com in qualità di media partner del contest.

re-mood seguirà la selezione mensile delle foto che potete inviare a 12×12@re-mood.com (2MB max)

la scadenza per partecipare al summer issue è  il 5 Dicembre 2011  

tutte le foto inviate a re-mood verranno pubblicate online sulla nostra pagina flickr con i riferimenti del fotografo, solo le foto selezionate successivamente da firstfloorunder verranno pubblicate sul loro sito.

re-mood realizzerà un re-portage della mostra, seguendo l’evento finale ed intervistando i vincitori.

Clicca sulle immagini dei temi passati per vedere le foto selezionate:

MAGGIO

APRILE

MARZO

FEBBRAIO

GENNAIO

 

 

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Ex Wave, dalla classica all’elettro-onirica: L’intervista

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Ex Wave, dalla classica all’elettro-onirica: L’intervista

Posted on 14 November 2011 by re-d

Non è sufficiente studiare alla perfezione la musica per renderla fruibile e appassionante. Questo l’assunto di questo giovane duo umbro: Ex Wave. Sono al secondo album e possono già vantare un curriculum di tutto rispetto. Dopo aver intrapreso una prestigiosa carriera classica accademica, dalla Mozarteum di Salisburgo alla Royal di Londra, dal 2007 si lanciano in un progetto musicale frutto del dialogo armonico di archi, pianoforte e sintetizzatore, “un percorso sperimentale che non ha schemi”. I riconoscimenti internazionali non si fanno attendere e così anche le collaborazioni prestigiose con Alan Wilder (Depeche Mode) Astrid Young (sorella di Neil) o Mike Garson (pianista e arrangiatore storico di David Bowie e Smashing Pumpkins). Il nuovo album, “Plagiarism” mescola classico ed elettronico, dance e divagazioni oniriche che guardano alla magniloquenza deu Sigur ros, al minimalismo degli Autechre e allo sperimentalismo di Alva Noto. Li incontriamo prima del loro live alla Salumeria della Musica dove suoneranno la maggior parte delle canzoni dietro a un pannello 4×3. Esempio perfetto della totale sincronia che accompagna la loro musica alla video-arte.

 

Come è avvenuto l’incontro con la musica elettronica?

Concluso il nostro percorso accademico e iniziata la carriera da musicisti classici ci siamo accorti che volevamo assecondare la nostra voglia di iniziare un percorso che si svincolasse dai generi. La classica ti da gli strumenti per eseguire, ma noi volevamo comporre, plasmare un suono, non necessariamente qualcosa di già sentito. Da qui l’idea di far dialogare gli studi con la nostra passione per la musica moderna e con l’incontro/scontro tra gli strumenti della tradizione quali il violino, la viola e il pianoforte e i loro fratelli elettrificati come la Violectra e i sintetizzatori. La filosofia degli Ex.Wave, nonostante il percorso “classico”, è quella di interiorizzare tutti i suoni e i generi senza alcuna remora.

 

Una scelta atipica: di solito si sceglie un genere poi si compone.

Prendi il’ultimo album degli Arcade Fire, bellissimo a livello vocale e melodico, ma piatto per la varietà degli arrangiamenti. Non è il percorso che ci interessa; volevamo fare musica partendo da un’idea molto semplice: se l’arte è specchio dell’essere umano, volevamo intraprendere un percorso vario e molteplice che rispecchiasse più stati d’essere.

 

Infatti il vostro album Plagiarism è sorprendente per varietà di stili.

Partiamo da un presupposto: ci siamo sempre stupiti di come quasi tutti gli artisti riescano a fare album tutti uguali; oppure si esprimono diversamente in ogni album: scelgono inizialmente un percorso che poi cambieranno in occasione del lavoro successivo. Invece a noi piace esprimere ciò che siamo, in tutta la nostra pluralità, senza attribuirci un’etichetta. Fermo restando un risultato equilibrato, personale e godibile.

 

Avete avuto modo di comporre anche musiche originali per alcune Mostre importanti. Che esperienza è stata?

Quando nel 2008 ci ha contattato Giuseppe Stampone per comporre dei brani al pianoforte per delle sue importanti mostre a Roma accettammo con entusiasmo, ma non potevo immaginare che poco dopo portandolo nel progetto Ex.Wave le nostre musiche sarebbero passate da Roma al Moma di New York. È stata un’esperienza davvero fantastica e allo stesso tempo utile, perché lavorare con artisti alle prese con le loro installazioni ci ha permesso di confrontarci con le arti visive. Oggi c’è assoluto bisogno di interagire con altri mondi artistici come il cinema e la video arte.

 

Al momento state collaborando con qualcuno?

Di recente abbiamo avviato una collaborato con il videoartista Bill Viola che ha utilizzato una nostra musica per un suo progetto. Con lui c’era l’idea di realizzare una grossa installazione: sono 25 cortometraggi commutativi che interagiscono tra loro. Un progetto complesso che speriamo veda la luce in un futuro prossimo. Come avrai capito l’aspetto visivo ci accompagna sempre, d’altronde alcuni ci hanno definito electro onirici. Una definizione che ci calza a pennello.

 

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Asterios Polyp graphic novel dell’anno

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Asterios Polyp graphic novel dell’anno

Posted on 09 November 2011 by re-d

 

Non è frequenta che a re-mood trattare di fumetti, ed è un peccato. L’occasione è ghiotta perchè ho avuto modi di conoscere Asterios Polyp di David Mazzucchelli grazie ad un appassionato amico che in settembre esultò per la pubblicazione italiana del fumetto culto uscito per Coconino Press. Divorato in due giorni. Oggi ho saputo che Asterios Polyp è il graphic novel dell’anno per la giuria di Lucca Comics and Games, la rassegna italiana dedicata al fumetto che si è conclusa il 1 novembre.

Al libro di Mazzucchelli  è stato assegnato il premio Gran Guinigi per la miglior storia lunga pubblicata in Italia nel 2011. Asterios Polyp era uscito nel 2009 negli Stati Uniti ed era stato molto celebrato per la “complessa struttura narrativa, un disegno meticoloso di grande rigore, molte trovate formali e un racconto pieno di idee e riflessioni”.

La storia parla di un architetto in crisi di invecchiamento, di identità e di senso, le cui riflessioni sono arricchite da frequenti riferimenti colti e quasi filosofici. La trama è semplice: incontriamo Asterios nel suo lurido appartamento di Manhattan che, colpito da un fulmine, sta bruciando. Lui lascia di corsa l’appartamento, portando con sé solo tre cose: il suo orologio, un accendino e un coltellino svizzero. Sale sulla metropolitana e prende un autobus fino al capolinea, che opportunamente lo deposita in una città chiamata Apogee. Asterios trova lavoro come meccanico con un gentile quanto inopportuno operaio mattacchione di nome Stiffly Major, sposato con una rubensiana “divinità” new age di nome Ursula. Con il procedere del libro, al lettore vengono date tre diverse prospettive: lo schietto rendiconto delle giornate di Asterios ad Apogee, una serie di flashback sul suo passato (in particolare, sul modo in cui la relazione con la moglie è finita in briciole) e alcune digressioni narrate dal suo defunto gemello Ignazio.

Questo il messaggio di ringraziamento alla giuria e al pubblico del festival dell’autore David Mazzucchelli, non privo di stupefacente arguzia:

 

È un grande onore per me ricevere questo riconoscimento dal prestigioso festival di Lucca, in Toscana, la terra dei miei antenati. Devo confessare che ho sentimenti in qualche modo ambivalenti riguardo a questo premio. Riconoscimenti di questo tipo sono per loro stessa natura soggettivi: non stiamo parlando di caratteristiche quantificabili come, ad esempio, “il libro più pesante” o “quello con i caratteri tipografici più piccoli”. No: i premi, nel campo degli sforzi creativi, sono questioni più delicate e complesse. In una lunga lista di libri che include tanti diversi stili e generi, come si può decidere che quest’avventura fantasy sia meglio di quel dramma storico, oppure che questo libro di satira per adulti sia meglio di quel racconto umoristico per ragazzi? Inoltre, non posso dimenticare che nel 1990 l’industria discografica americana assegnò il Premio Grammy per la categoria “Miglior nuovo artista” ai Milli Vanilli. Forse in tempo reale è difficile stabilire quali opere resisteranno alla prova del tempo. Ma intanto, assegnando questo premio ad Asterios Polyp, la Giuria ha garantito che questo libro sarà letto, esaminato, indagato da persone che potrebbero discutere se l’opera sia meritevole o meno di un tale riconoscimento. Un libro come questo non si crea nel vuoto: perciò sono grato ai miei predecessori e ai contemporanei per il loro aiuto nel creare un ambiente nel quale Asterios Polyp può esistere. Vorrei anche ringraziare il mio amico Igort e tutti quelli che lavorano alla Coconino Press per la loro pazienza e l’impegno nell’affrontare le sfide e i mal di testa che ho infilato nel progetto di questo libro.
Tantissime grazie a tutti, davvero.

 

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I poster dei Giochi olimpici e para-olimpici di Londra

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I poster dei Giochi olimpici e para-olimpici di Londra

Posted on 08 November 2011 by re-d

Vi siete fatti un’idea dell’immagine coordinata dei Giochi olimpici di Londra 2012? Il logo è composto dal numero 2012, disegnato con un carattere molto particolare, che va a inserirsi in una serie di loghi olimpici, secondo alcuni osservatori piuttosto malriusciti.

Più apprezzata è invece la serie di poster ufficiali dei giochi olimpici e paraolimpici, disegnati da alcuni dei più affermati artisti inglesi, da Tracey Emin a Bridget Riley. Tutti i poster, che saranno esposti alla Tate Britain durante il London 2012 Festivalsono in vendita sia in edizione limitata (si tratta di stampe numerate, di particolare qualità), sia in versione più economica e accessibile.

 

 

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Bobino Aperitivo ad Arte

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Bobino – Aperitivo ad Arte: Prima autunnale

Posted on 01 November 2011 by re-d

Mercoledi 2 novembre tutti al Bobino per la Prima autunnale di Aperitivo ad Arte, con la direzione artistica di NoGuest e la collaborazione di re-mood.

Protagoniste della serata due fantastiche artiste del collettivo r-EVOLution (ne abbiamo parlato in occasione degli eventi che li hanno visti protagonisti nell’ultimo anno e nel numero zero del nostro magazine): Manusch Badaracco e Linda Ferrari. Le due bravissime pittrici saranno protagoniste nei prossimi giorni a Paratissima 2011 (a Torino) e a Bazarte (a Milano); due eventi imperdibili.

Vi aspettiamo numerosi a partire dalle 19 (è gradita prenotazione).

 

Bobino Aperitivo ad Arte

Per maggiori info:

Club Bobino
Imbarcadero Darsena
Piazza A. Cantore – Milano
Tel: 0236559070
www.bobinoclub.it

No Guest
NoGuest collabora con i Club milanesi curando la direzione artistica.Quale metropoli cosmopolita e capitale mondiale della moda, Milano ha il compito di essere innovativa anche nella NightLife.NoGuest One Night Department propone dal 2008 feste a tema in modalità privata e non solo, dove interazione e contenuto avvolgono ed affascinano l’utente in ogni momento.Guarda i video e visita la PhotoGallery per conoscere meglio NoGuest One Night Department
www.noguestmilano.biz
Tel: 3393187514
onenight@noguestmilano.biz

 

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