2.0.1.2. (21-12-12): la fine del mondo secondo re-mood, un numero speciale da sfogliare prima di morire

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2.0.1.2. (21-12-12): la fine del mondo secondo re-mood, un numero speciale da sfogliare prima di morire

Posted on 12 December 2012 by re-d

 

 

Oggi è il 12-12.-12 e accadono cose importanti. Giornata dell’Interconnessione. Significa, googolo, l’apertura di un nuovo “portale di energia“, quindi il rilascio di un potente vortice energetico che può purificare l’anima (?). Oggi il papa sforna il primo twitter, l’asteroide Toutatis transita a salutarci e chissà cos’altro.  In ogni caso la fine si avvicina e prima che succeda vogliamo fare un annuncio. 

Qualunque sia la vostra verità o interpretazione in merito all’Armageddon, vorremmo divulgare la nostra interpretazione, o meglio una traduzione che alcuni artisti di nostra fiducia hanno dato all’apocalisse, fine del mondo, armageddon e via così. Una libera interpretazione sul significato di fine del mondo (come ha fatto Nicolas Testa con la locandina in alto) raggruppata in un numero speciale che uscirà a giorni (non siamo come i Maya, ci teniamo alla larga dalle date certe). Un numero fatto di immagini e fotografie che consapevolmente e inconsapevolmente vuole essere documento di questi nostri tempi travagliati e cupi. Ma anche speranza e ironia, tanta ironia. State con le antenne dritte, vi trasmetteremo novità a breve. 

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locandina pug.

Il Pugile Sentimentale di Alberto Rigettini in scena a Roma al Teatro Millelire: una scazzottata filosofica

Posted on 31 October 2012 by re-d

 

 

Un pugile che pensa troppo anziché prendere a pugni l’avversario. Un allenatore che le tenta tutte per fargli trovare la furia assassina. “Il Pugile Sentimentale” va in scena a Roma al Teatro Millelire dal 13 al 18 novembre. Una nuova produzione e reincarnazione per questo testo che dopo il Festival degli Atti Unici Italiani è andato in scena versione Americana al Bay One Act Festival di S. Francisco ed è restato per ulteriori due settimane nel cartellone dell’Eureka Theatre.

Ripescato poi da due giovani attori del Teatro della Tosse di Genova e prodotto da Salamander per la regia di Marco Ghelardi, è ora riproposto in versione monologo con Davide Mancini nella parte di Frank. “Cosa può passare per la testa di un pugile in quei pochi minuti in cui è seduto nell’angolo fra un round e l’altro? Di tutto.” Sostiene l’autore Alberto Rigettini.

E difatti tantissimi sono i temi di questo spettacolo: l’amore, l’indipendenza, la ricerca di se sessi, l’illusione e il fallimento. La boxe è solo un pretesto ed efficace meccanismo teatrale per una storia divertente e commovente allo stesso tempo. Il giovane Davide Mancini, istrionico e generoso come un vero boxeur, da tutto se stesso in 45 minuti di cazzotti filosofici e decide in questo caso di non effettuare nessun taglio, ne adattamento al testo, ma di viverlo e sudarlo in versione integrale. Così come lo trovò alcuni anni fa, nella rete quando fu pubblicato sul sito de IQuindici. Il testo è ancora là (fu così che lo trovarono Mancini e Ghelardi), ed è scaricabile gratuitamente, nel caso prima di acquistare i biglietti, vogliate darci un letta: http://www.iquindici.org/content.php?content.35

 Eccone un estratto:

Incomincia a prendermi a pugni, in maniera così scomposta che più che un boxeur

sembra un pallavolista. Io il palloncino delle fiere agricole che svolazza qua e là e lui

che lo insegue e a pacconi lo ribatte in su contro la forza di gravità. La superficie del

suo guantone è morbida ed imbottita e a volte la mia guancia ci fa il nido sopra e da lì

non se ne vuole più andare. Se finisse ai punti, ai giudici verrebbe il dubbio su a chi

assegnare certi colpi mortali, giacché in alcuni momenti, sembra che sia la mia faccia a

colpire il suo pugno e non viceversa. Cerco il suo affetto, se non nel palmo paterno, nel

dorso privo di nocche delle sue mani. Van Terrible s’incazza sempre di più e attacca da

tutte le parti, in certi momenti mi sembra Shiva, il Dio indiano dalle mille braccia, e il

mio pensiero corre ad una donna che nell’intimità delle lenzuola dice proprio a Van:

Ma quante mani hai? Sei sicuro che siamo solo noi due nel letto?” E ridacchia lei,

tornata bambina, con sussulti acuti, con note melodiose che sono quelle dei fringuelli,

delle allodole e delle donne quando sono veramente felici.”

 

Il Pugile Sentimentale - Di Alberto Rigettini

Con Davide Mancini

Regia di Marco Ghelardi

Produzione Salamander

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Dal 13 al 18 novembre, Al Teatro Millelire - Via Ruggero Di Lauria 22

 Da martedì a sabato ore 21.00. Domenica 18 novembre ore 18.00. Biglietti: 10 Euro

Info: 06.397.51.063 - info@millelire.org - www.teatromillelire.org

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Arriva Writers dove Gli scrittori (si) raccontano: il 24 e 25 novembre a Milano

Posted on 26 October 2012 by re-d

 

Si chiama WRITERS #0. Gli scrittori (si) raccontano questa variopinta manifestazione-incontro di scrittori e poeti, attori e musicisti che a fine novembre animeranno gli spazi dei Frigoriferi Milanesi, in Via Piranesi 10. Writers non vuole essere un festival, non una fiera, non la classica presentazione di libri, ma un “contenitore multidisciplinare”:

una forma più intima d’incontro con gli autori, che (si) raccontano in luoghi inconsueti attraverso ciò che più loro piace – un quadro, uno strumento, una lettura, un suono, un cibo – mettendo in relazione linguaggi diversi e sparigliando la loro forma espressiva con agganci all’arte, alla musica, al teatro, alla memoria di odori e sapori. 1200 metri quadri che coniugano tradizione e avanguardia, arte e cultura, verranno aperti al pubblico per un’occasione unica in cui letteratura e immagine si fondono: le parole escono dalle pagine scritte per diventare immagini, luci, suoni, video, fotografie, colori, reading musicali, performance teatrali, maratone di lettura, memorie gastronomiche.

Sul piatto ci saranno diversi ingredienti. La cucina in primis quella dei Frigoriferi Milanesi, dove tre autori si proporranno con un menù a loro particolarmente caro; i Laboratori di restauro di Open Care che ospiteranno una scenografica mostra di Pop-Up. Dal vecchio e potente telescopio di Schiaparelli in restauro, sotto al quale rimirar le stelle con l’immaginazione, fin dentro il Caveau più grande d’Europa, che custodisce opere di inestimabile valore da riportare alla luce per l’occasione, con commento libero d’autore. E poi videoproiezioni e letture nella Sala Carroponte, dove il gancio del carroponte di un tempo per il trasporto dei blocchi di ghiaccio è rimasto spettatore; musica e un ricco bistrot con comodi angoli di lettura nel Cubo, dove una volta c’erano i motori che ghiacciavano l’acqua; una lunga Galleria di libri, a cura della libreria Utopia, negli ex magazzini del ghiaccio.
In tanti hanno confermato la loro presenza all’edizione #0 di WRITERS Cristina Alziati, Bruno Arpaia, Marco Baliani, Stefano Bartezzaghi, Gianni Biondillo, Sandro Bonvissuto, Mimmo Borrelli, Annarita Briganti, Francesco M. Cataluccio, Pietro Cheli, Enrico De Angelis, Mario De Santis, Alba Donati, Luca Doninelli, Fulvio Ervas, Favonio, Giorgio Fontana, Nicola Gardini, Giuseppe Genna, Helena Janeczek, Nicolai Lilin, Marco Malvaldi, Maurizio Matrone, Antonio Moresco, Bruno Osimo, Giacomo Papi, Silvio Perrella, Christian Raimo, Marco Revelli, Alessandra Sarchi, Luca Scarlini, Antonio Scurati, Alessandra Tedesco, Bert Theis, Giovanni Tizian, Filippo Tuena, Tenera Valse, Carlo Zanda e Giovanna ZucconiWRITERS dedica spazio anche agli autori esordienti, partecipando con sei appuntamenti all’iniziativa BookUp! – L’ora dell’esordiente: due nuovi scrittori a confronto ogni volta accompagnati da critici e giornalisti culturali.

 

Un singolare corollario di iniziative collaterali completa il programma di WRITERS: una mostra di “popup”, curata da Paolo Lutri (scenografo e collezionista), libri oggetto che nulla temono dall’avvento dell’e-book ma che anzi esaltano la poesia della carta quando si incontra con le storie, i disegni e la fantasia (e occasione per lanciare un appello di futura collaborazione tra artisti e scrittori); la mostra fotografica Le Meraviglie di Alice, a cura di Roberto Mutti, viaggio dentro al libro di cui tutti conoscono l’esistenza ma che forse non tutti hanno letto; un’esposizione di immagini di scrittori dall’archivio di Ugo Mulas; una mostra di vignette di Pat Carra, ironica ambasciatrice per la lotta delle donne per la libertà; la pièce teatrale Nina, di Fabrizio Visconti e Rossella Rapisarda, breve e intenso monologo per due ispirato a Cechov; la proiezione di quattro documentari su altrettanti scrittori: l’inedito La teoria della lumaca, di Elena Fiorenzani, appassionata conversazione con Erri De Luca attorno alla sua storia e ai movimenti di lotta giovanili dal 1968 a oggi; l’anteprima di Diari Pisani. Capitolo 3: Marco Malvaldi, di Maria Teresa Soldani; Pablo vita di un poeta di Dario Baldi, lungometraggio dal sapore neorealista basato sulla vita di Pablo Neruda e messo in scena interamente con gente comune e persone di strada; End and Beginning: Meeting Wislawa Szymborska (con sottotitoli in italiano) di John Albert Jansen, divertente incontro con la grande poetessa polacca, premio Nobel per la letteratura, attraverso un viaggio nella sua Cracovia accompagnati dalle testimonianze di amici e personalità (come il regista Andrzej Wajda). Il tutto sugellato dal ritratto inchiostro su carta di James Joyce con benda all’occhio che l’artista Massimo Kaufmann ha creato appositamente per WRITERS .

 

WRITERS nasce da un’idea di Frigoriferi Milanesi con Valentina Aponte e Isabella Di Nolfo, con la collaborazione di Helena Janaczek e Arianna Letizia. L’edizione #0 di WRITERS comincia in piccolo, ma con grande fantasia e libertà, per restituire a chi ama leggere una dimensione di esperienza gioiosa e vitale, in un’atmosfera accogliente, conviviale e contemporanea. Ulteriori informazioni sul sito www.writersfestival.it

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On Space Time Foam all’HangarBicocca: interazione e sperimentazione a cura di Tomas Saraceno

On Space Time Foam all’HangarBicocca: interazione e sperimentazione a cura di Tomas Saraceno

Posted on 25 October 2012 by re-d

On space time foam

All’Hangar Bicocca piacciono le opere di grandi dimensioni. Dopo le torri di Kiefer (permanenti) e la recente temporanea installazione audiovisiva di Carsten Nicolai è il turno dell’artista argentino Tomás Saraceno (Dal 25 ottobre al 3 febbraio, da giovedì a domenica 11-23, ing. gratuito). Con uno staff di 20 persone Saraceno sperimenta un’utopia: una scultura contemporanea in bilico tra arte e scienza.

Tomás Saraceno (San Miguel de Tucumán, Argentina, 1970) è un artista e architetto la cui fama internazionale è legata a installazioni visionarie e sorprendenti, praticabili dal pubblico e in grado di modificare la percezione degli spazi architettonici. Le sue opere, ispirate alla tradizione dell’architettura utopista del ‘900, nascono dal desiderio di creare strutture aeree abitabili dall’uomo, energeticamente autosufficienti e a basso impatto.

On Space Time Foam è composta da 3 strati di una membrana trasparente, ad altezze diverse: ogni livello ha una sua entrata e l’equilibrio è dato dallo scambio tra aria fredda e calda. Il risultato: una superficie di 400 metri quadri a ben 24 metri d’altezza in sospensione nell’enorme spazio dell’Hangar. Lo scopo: un desiderio, quello di “far volare” le persone. Il pubblico, come in altre opere su grande scala dell’artista argentino, può camminare sulla superficie di plastica fluttuante, che si alza e abbassa al contatto e al movimento, con l’idea di essere tra cielo e terra. Questa è la sensazione che Saraceno vuol far provare con On space time foam:  un’opera pensata per lo spazio milanese.

Una prova riuscita con l’aiuto dell’ingegnere aerospaziale, Per Lindstrand, che ha collaborato con Saraceno per la realizzazione scientifica di esperimento e un sogno di un artista definito “leonardesco” da Andrea Lissoni, curatore di questa esperienza. Saraceno si considera infatti un artista (con la base di architetto) che “vive e lavora sul pianeta terra e oltre”.

tomas saraceno

http://labrouge.files.wordpress.com/2012/10/tomas-saraceno-interazione-con-lopera-rossella-farinotti-labrouge.jpg?w=590

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Cerimonia di inaugurazione di Londra 2012: frega a qualcuno sapere cosa succederà?

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Cerimonia di inaugurazione di Londra 2012: frega a qualcuno sapere cosa succederà?

Posted on 27 July 2012 by re-d

Tutti ne parlano, magazine, tabloid, blog: è febbre Olimpiadi. Frega a qualcuno? Sicuramente a molti non fregherà un emerito cazzo, ma di questi ce ne sono molti che guarderanno la Cerimonia d’apertura, il vero evento mediatico, altro che Olimpiadi e spirito olimpico. Tedofori, portabandiera, atleti griffati, tatuati, medagliati, premiati, contesi e fidanzati, piss off. Interessa lo spettacolo, l’histeria, la celebrazione mediatica che avrà come gran cerimoniere nient’altro che il regista culto Danny Boyle, che sapete chi è, che ve lo dico a fare. Ripeterà le oniriche trafigurazioni di Trainspotting? Chissà.

Da giorni montano in rete le anticipazioni, trapelate dopo la prova generale fatta l’altro ieri. Sarà una celebrazione del Regno Unito e tutto ciò che ha contribuito a creare il mito della Britannia. Ci sarà il carbone, il pudding e il junk food? Sicuro ci sarà la campagna inglese, la mitica country side, l’idillio pastorale in cui il Regno Unito viene dipinto come la “terra verde” descritta in Jerusalem, con tanto di contadini, pascoli e animali. Sicuramente non si farà la caccia alla volpe.

Dopo la celebrazione bucolica, a seguire ci saranno le scene che evocheranno gli eventi che hanno segnato la storia britannica: le proteste dei disoccupati negli anni della grande depressione, gli operai a simboleggiare la working class e persino un modello dell’Empire Windrush, la nave che nel 1948 trasportò in Regno Unito 492 immigrati dalla Giamaica.  Operai, immigrati, militari, minatori, saranno i protagonisti di una session in cui il sogno britannico viene filtrato dagli eroi silenti, quelli che con il loro lavoro e i sacrifici, hanno contribuito a creare l’impero britannico. Tutto molto patriottico e commovente davvero.

State fremendo vero? Di più, aggiungerò al carrello della cerimonia i “patrioti” dalla fantasia inglese. Verranno a fare un saluto Alice nel paese delle meraviglie Peter Pan, Voldemort, Harry Potter, James Bond e anche Mary Poppins con il suo ombrellino (cordoglio per Sherlock Holmes che ha dato forfait). E poi la musica, sulla quale gli inglesi non scherzano affatto: il pop, il rock, persino il punk. Altro che arie e musica classica, la scaletta vede brani dei Beatles, Rolling Stones, Pink Floyd, Who e persino i Sex Pistols che mandano al diavolo la regina, oltre a tanti contemporanei: MIA, Coldplay e Dizzie Rascaal, tra i tanti.

E poi il gran finalone, con la partecipazione di Sir Paul McCartney che canterà “Hey Jude”, con il supporto di 1000 percussionisti che scenderanno dalle gradinate, sempre a quanto riportato dalle gole profonde del Sunday Times. Che Dio lo benedica. La regina? Pare abbia già preso un impegno: caccia alla volpe. In compenso però c’è Beckam, o forse no. Vada come vada, ora e sempre è Cool Britannia.

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Print and Destroy: Il writer Obey in mostra a Milano

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Print and Destroy: Il writer Obey in mostra a Milano

Posted on 17 May 2012 by re-d

 

Question everything (discuti qualunque cosa) è il motto di Shepard Fairey, da tutti conosciuto e riconosciuto come Obey. La Galleria Federica Ghizzoni e Heineken, dal 15 maggio al 15 giugno, rendono omaggio al writer/artista con la mostra ‘Print and Destroy‘, la prima grande esposizione personale milanese dell’artista americano, assurto alla fama assoluta quando una sua opera è stata utilizzata per la vittoriosa campagna elettorale di Barack Obama.

Le opere di Obey, riconoscibili sia per il raffinato stile illustrativo che ha sempre utilizzato per le strade, che per i soggetti scelti con cruda ironia e intelligente polemica, raggiungono fama e mercato internazionale grazia al ritratto dell’allora deputato americano Obama, dal titolo Hope, speranza. L’opera diviene un simbolo.

Shepard Fairey, classe 1970, incomincia nel 1984 come illustratore e graphic designer su skateboards e magliette; nel 1989 si impadronisce dei muri delle sue strade con una campagna di stickers grazie alla quale è riconosciuto dalla gente; studia a Boston dove espone per la prima personale nel 2009 presso l’Institute of Contemporary Art, dunque consacrato all’interno di un Museo. Dopo lavori in strada, rincorse, arresti, mostre importanti, ecco le sue opere serigrafiche a Milano.


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Le Kawallzzazioni di Tomoko Nagao in mostra a Milano

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Le Kawallzzazioni di Tomoko Nagao in mostra a Milano

Posted on 03 May 2012 by re-d

La grande onda di Hokusai che investe un fast food Mc Donald’s, il Bacco di Caravaggio di fronte a una schermata di Googlela Venere di Tiziano adagiata su un letto di pacchi di pasta Barilla e las Meninas di Velàzquez circondate da lattine di Coca Cola e borse di Zara. Sono alcune delle ‘Kawaiizzazioni’ dell’artista giapponese, ma trapiantata a Milano, Tomoko Nagao, esposte in anteprima a Milano il 10 maggio alla Rubin Gallery in via Bonvesin de la Riva e il 13 maggio da Wow Spazio Fumetto in viale Campania per poi spostarsi dal 18 maggio al 30 ottobre nella galleria d’arte del Mo.om Hotel di Olgiate Olona, in provincia di Varese.

La mostra è l’evento inaugurale di ‘Micropop, ultime tendenze artistiche dal Giappone visionario’, un ciclo di tre appuntamenti dedicati al mondo nipponico. “Tomoko rende cool, i capolavori della storia dell’arte contaminandoli con marchi globali che diventano tavolozze su cui esprimere il suo immaginario – spiega Christian Gancitano, curatore della mostra – Così contrasta l’azzeramento di fantasia operato dal consumo di massa”.

Un ciclo di tre esposizioni a cura di Christian Gancitano che nell’arco di un anno affronteranno le ultime tendenze dell’arte nipponica. Si inizia con KAWAIIZZAZIONI di Tomoko Nagao, la mostra che sarà allestita dal 18 maggio al 30 ottobre nell’art Gallery del suggestivo hotel-motel MO.OM disegnato dall’architetto “della notte” per antonomasia Beppe Riboli (Olgiate Olona, a15 km da Milano – uscita Busto Arsizio).

 

In KAWAIIZZAZIONI le opere di Tomoko Nagao (digital e vectorial art e alcune pitture olio su tela, misure variabili, anno 2011-2012) reinterpretano e rendono cool (“kawaii”) le grandi opere di CaravaggioVelasquezTizianoLatourBotticelli che l’artista rivisita e contamina con brand globali come Coca Cola, Ipad, Barilla, Sanrio, Kikkomann, Nissin cup instant noodles, Play Station PSP.

 

Come spiega Christian Gancitano, curatore della mostra, “Il rimpossessarsi di icone della cultura di massa utilizzandole come display o tavolozza del proprio immaginario rappresenta un’operazione artistica tipica del Micropop giapponese, tesa a contrastare l’operazione di azzeramento di fantasia e di diversità che i brand di consumo di massa esercitano. Le opere di Tomoko sono un’ allegoria dell’epoca della globalizzazione, raccontata con i suoi simboli e i suoi prodotti, in stile superflat, la nota corrente postmodernista di Takashi Murakami”.

 

Ecco quindi I Bari (tra packaging di snack ), Bacco malato (con Nutella) e Narciso (con SMART car e Coca Cola) ispirate a Caravaggio. Le poetiche reinterpretazioni Kawaii di opere di Latour come la formazione della Vergine attraverso l’Ipad o la Nascita di Venere di Botticelli che sorge da una consolle PSP Play Station in un mare di Baci Perugina. E poi las Meninas di Velazquez dove l’Enfanta Margarita è tra le borse di Zara. Fino a Venus of Pasta con la Venere di Tiziano adagiata su “pilov” Hello Kitty, tra pacchi di pasta e prodotti di consumo di massa.

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Riccardo Dalisi: il poliedrico artista sostenibile in mostra a Genova

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Riccardo Dalisi: il poliedrico artista sostenibile in mostra a Genova

Posted on 25 April 2012 by re-d

 

Sostenibile è l’aggettivo che da qualche tempo accompagna le ricerche di artisti, designer e architetti moderni. Le risposte sono molte, varie e differenti, alcune degne di nota e altre inappropriate. Tra le degne di nota c’è un progetto del famoso designer e architetto italiano Riccardo Dalisi. Oltre alla creazione di oggetti per le più famose industrie di design italiane come Alessi e Oluce, produce oggetti e gioielli utilizzando materiali poveri , facilemente reperibili e plasmabili come rame e stagno.

 

Dalisi è stato uno dei primi artisti italiani a formulare il concetto di sostenibilità applicato al design industriale, nel 1981 vinse il Compasso d’Oro, prestigioso premio dedicato al design, grazie alla sua caffettiera napoletana disegnata per Alessi. Nel 2010 prendendo spunto dal prestigioso premio e in seguito alla raffinazione del legame design-sostenibile e di tutte le componenti dialettiche legate ad esso, con il patrocinio e la collaborazione della nuova accademia di belle arti di milano, ha istituito il Compasso di Latta un progetto che cercava di diffondere l’idea di rinnovamento che scarseggia ormai da tempo.
Una parte delle sue opere definite “poverissime” sono state esposte, alcune presso la Triennale di Milano, quelle che vedono Dalisi come orefice, e altre che riguardavano una riflessione sulle caffettiere napoletane per un brevissimo periodo presso i Frigoriferi Milanesi nella mostra “Alchimismo”. I gioielli nell’opera di Dalisi si configurano come una ricerca silenziosa di una poetica leggera e romantica dove l’oggetto in sè diviene prezioso perchè rappresenta qualcosa e non perché il materiale di cui è fatto è costoso, vediamo quindi uomini in bicicletta, cuori, finestre che si aprono sul mondo e fiori fatti con del rame inserirsi come gioielli. È ora in mostra presso il Museo Luzzati a Genova (Area Porto Antico 6, 16128 Genova tel. +39 010 2530328) con un progetto di animazione per bambini fino al sei maggio 2012.

 

La mostra si chiama LA SFIDA DELLA NUOVA INNOCENZA PER UNA CREATIVITA’ LUNGO LA VIA DELLA DECRESCITA. Un percorso di oggetti, idee e materiali attraverso le varie fasi del lavoro di animazione che dagli anni ’70 Riccardo Dalisi conduce con i bambini, fino ad arrivare ad alcune delle opere di design che lo hanno reso uno dei più importati maestri italiani nel campo, esposto e ammirato in tutto il mondo.

 

Giulia Rozza

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I fiori di David Lachapelle alla galleria inglese Robilant + Voena di Milano

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I fiori di David Lachapelle alla galleria inglese Robilant + Voena di Milano

Posted on 06 March 2012 by re-d

david lachapelle

 

Sono dieci i quadri di fiori di David Lachapelle in mostra alla galleria inglese Robilant + Voena di via Fontana, aperta a orario continuato sino al 24 marzo. L’esposizione, che non per nulla si chiama Earth Laughs Flowers, riempie perfettamente gli sfarzosi spazi della galleria, che si estende su due piani e che ospita altre opere, per lo più rinascimentali, ma anche particolarità quali il teschio di un tricheco in una teca (inquietante). Le fotografie sono opulenti, fluo e colorate, perfettamente assonanti con l’arte maleducata dell’artista americano; solo pochi hanno i colori filtrati. Sempre però sono una meditazione sulla caducità delle cose. Fotografie che ricordano che siamo qui solo di passaggio e che la morte presto o tardi verrà a rapirci. Come sempre, Lachapelle unisce i contrasti e in ogni quadro/fotografia c’è qualcosa di disturbante.

Springtime Flower, ad esempio, rimanda all’adolescenza, con pezzi di bambole e immagini di divi dei ragazzini ritagliati dai giornalini e addirittura una maschera di Kibiusa di Sailor Moon, mentre Late Summer Flower è carico di cibo, con l’attenzione che viene attirata da una jelly rosso squillante in primo piano. Early Fall Flower è ricco di immagini di decadenza, soprattutto mozziconi di sigaretta, e Flaccid Passion Flower di opulenza, di donne formose (e flaccide) e statue classiche e maschere affiancate a bambole nude senza testa.
Risk Flower rappresenta insetti che sembrano vivi, in particolare il ragno che troneggia in alto a sinistra. Accanto ad America Flower, il quadro di buona guarigione con una bandiera americana che brucia e quasi cola sui fiori sottostanti, impressiona Deathless Winter Flower, la natura morta con le flebo. Infine, tra tutti, il sensualissino The Lovers Flower, con il primo piano di una strana vagina che sembra una bocca.
Come si è compreso dai titoli appena elencati, i quadri sono una metafora del ciclo vitale, dalla nascita alla morte. Lo stile è opulento e barocco, le immagini ricche di teschi, insetti, oggetti, orologi, parti del corpo, giocattoli, animali, verdura, maschere (una addirittura di un personaggio di Sailor Moon), barbie e ken senza testa, carta igienica e palloncini, e candele, che rappresentano la fugacità della vita umana e l’assenza di valore della vita, che è sola vanità. I simboli sono tantissimi e si devono osservare i quadri a lungo per scovarli tutti, e cogliere la loro martellante ossessività. Insomma, la natura rappresentata è ammaliante, ma anche oscura ed inquietante.

Le nuove foto di David sembrano dei dipinti di secoli fa. Sono nature morte contemporanee immerse tra i simboli della società moderna. Come si sostiene sin dall’antichità, la bellezza appassisce. E ci resta l’amaro in bocca.

Silvia Tozzi

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Con-tatto con l’arte all’Istituto dei ciechi di Milano

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Con-tatto con l’arte all’Istituto dei ciechi di Milano

Posted on 28 February 2012 by re-d

Dopo il classico percorso del Dialogo nel buio che va avanti dal 2005, le cene e il teatro completamente in assenza di luce, l’Istituto dei ciechi di via Vivaio a Milano ospita anche “L’arte del tatto”. Una mostra tattile di scultura, che apre una sola domenica  al mese con orari precisi e solo con prenotazione, organizza gruppi di cinque persone per visite guidate (qui il calendario).

Accompagnati da un’esperta guida non vedente, per un’ora ci si immerge in un’altra dimensione e si compie un percorso al buio per scoprire statue attraverso l’uso delle mani. In collaborazione con il Museo Louvre di Parigi la mostra ospita fedeli riproduzioni, grandi capolavori  e stili che hanno caratterizzato la storia dell’arte nel corso dei secoli.

L’idea iniziale è stata proprio del museo parigino che, dodici anni fa, pensò all’allestimento di un’area dedicata a persone con disabilità visiva e il progetto fu premiato con successo. Il visitatore nell’esposizione milanese affina le percezioni tattili e senza problemi può toccare le sculture cogliendone i dettagli, che solitamente non si notano nemmeno. Abituati al “please don’t  touch”  delle comuni mostre, qui ogni divieto diventa un obbligo, l’obbligo di vivere l’opera con il proprio corpo.

In più si compie uno sforzo notevole, quello di abbandonarsi all’uso del tatto e dimenticarsi di avere gli occhi con cui scrutare. La vista che nella nostra cultura occupa il primo posto, qui viene lasciata fuori dalla soglia del percorso e il nostro giudizio si forma sulle nostre sensazioni, attraverso nuove suggestioni.

Roberta Musazzi

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