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2.0.1.2. (21-12-12): la fine del mondo secondo re-mood, un numero speciale da sfogliare prima di morire

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2.0.1.2. (21-12-12): la fine del mondo secondo re-mood, un numero speciale da sfogliare prima di morire

Posted on 12 December 2012 by re-d

 

 

Oggi è il 12-12.-12 e accadono cose importanti. Giornata dell’Interconnessione. Significa, googolo, l’apertura di un nuovo “portale di energia“, quindi il rilascio di un potente vortice energetico che può purificare l’anima (?). Oggi il papa sforna il primo twitter, l’asteroide Toutatis transita a salutarci e chissà cos’altro.  In ogni caso la fine si avvicina e prima che succeda vogliamo fare un annuncio. 

Qualunque sia la vostra verità o interpretazione in merito all’Armageddon, vorremmo divulgare la nostra interpretazione, o meglio una traduzione che alcuni artisti di nostra fiducia hanno dato all’apocalisse, fine del mondo, armageddon e via così. Una libera interpretazione sul significato di fine del mondo (come ha fatto Nicolas Testa con la locandina in alto) raggruppata in un numero speciale che uscirà a giorni (non siamo come i Maya, ci teniamo alla larga dalle date certe). Un numero fatto di immagini e fotografie che consapevolmente e inconsapevolmente vuole essere documento di questi nostri tempi travagliati e cupi. Ma anche speranza e ironia, tanta ironia. State con le antenne dritte, vi trasmetteremo novità a breve. 

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Fenomeno alt-J: lo streming di An Awesome Wave

Posted on 14 November 2012 by re-d

Il loro concerto del 30 novembre a Milano (Magazzini) è sold out. Ma chi sono questi alt-J? Arrivano da Cambridge ed hanno realizzato uno dei dischi più innovativi ed originali degli ultimi tempi, almeno a sentire critica e utenza. Il loro album di debutto, An Awesome Wave, è edito dalla stessa etichetta Infectious (distrib. Self) che fu la prima a mettere le mani su Muse e Garbage. Sopra lo streming su Soundcloud.

 

Degli Alt-J si è cominciato a parlare qualche mese fa dopo che ha iniziato a circolare in rete l’EP Matilda/Fitzpleasure che metteva sul piatto elementi decisamente distanti tra loro: la sensibilità del folk con la dubstep più raffinata senza dimenticare un tocco di beat hip-hop. Una miscela che da subito ha fatto presa sul pubblico più che sui media, scatenando in rete lo sharing di pezzi in streaming ed in download.

A distanza di qualche mese il giovane quartetto inglese ha finito di registrare An Awesome Wave e lo ha dato alle stampe. Il suono degli Alt-J è spiazzante, grazie al modo unico e preciso della band di fare alt-pop, accompagnato da elementi folk, sintetizzatori, hip-hop sincopato e armonie vocali spiazzanti. Questa giovane band è una sfida alle categorie precostituite del folk, dell’indie e della pop music, tanto che anche la stampa specializzata li ha definiti “folk-step”.

Nella musica di Alt-J si trovano elementi che richiamano il folk di Fleet Foxes, Lambchop ma il tutto si mescola a pulsazioni elettroniche sintetiche che rimandano ai Radiohead di Kid A, a James Blake, Wild Beast, Grimes ed Everything Everything. Il risultato di questo mix è un ibrido sonoro accattivante, originale. An Awesome Wave è un piccolo gioiello che si candida al titolo di disco dell’anno 2012, ponendo questa formazione direttamente tra quelle accreditate a fare il salto passando dall’universo indie al mainstream.

I lungimiranti ricordano la loro performance ad A Perfect Day Festival, il 2 settembre con Sigur Ros, Lanegan e Deus, dove i quattro ragazzi di Cambridge, seppure primi on stage, nel pomeriggio, hanno fatto ballare e cantare tutto il già nutrito pubblico presente sin dall’inizio della giornata. Ora, dopo la stagione dei festival estivi sui grandi palchi di tutta Europa, Alt-J ritornano a farsi applaudire in giro per i club, sicuramente la situazione migliore dove apprezzare il suono che riescono a generare: ritmi spezzati e incostanti uniti ad un particolarissimo modo di utilizzare la voce ed una massiccia dose di synth unito ad una incredibile sensibilità melodica. Una sorpresa che in breve si trasformerà in certezza come ha confermato il successo del nuovo singolo Breezeblock e la consacrazione ai Mercury Prize Award, l’oscar della musica inglese.

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On Space Time Foam all’HangarBicocca: interazione e sperimentazione a cura di Tomas Saraceno

On Space Time Foam all’HangarBicocca: interazione e sperimentazione a cura di Tomas Saraceno

Posted on 25 October 2012 by re-d

On space time foam

All’Hangar Bicocca piacciono le opere di grandi dimensioni. Dopo le torri di Kiefer (permanenti) e la recente temporanea installazione audiovisiva di Carsten Nicolai è il turno dell’artista argentino Tomás Saraceno (Dal 25 ottobre al 3 febbraio, da giovedì a domenica 11-23, ing. gratuito). Con uno staff di 20 persone Saraceno sperimenta un’utopia: una scultura contemporanea in bilico tra arte e scienza.

Tomás Saraceno (San Miguel de Tucumán, Argentina, 1970) è un artista e architetto la cui fama internazionale è legata a installazioni visionarie e sorprendenti, praticabili dal pubblico e in grado di modificare la percezione degli spazi architettonici. Le sue opere, ispirate alla tradizione dell’architettura utopista del ‘900, nascono dal desiderio di creare strutture aeree abitabili dall’uomo, energeticamente autosufficienti e a basso impatto.

On Space Time Foam è composta da 3 strati di una membrana trasparente, ad altezze diverse: ogni livello ha una sua entrata e l’equilibrio è dato dallo scambio tra aria fredda e calda. Il risultato: una superficie di 400 metri quadri a ben 24 metri d’altezza in sospensione nell’enorme spazio dell’Hangar. Lo scopo: un desiderio, quello di “far volare” le persone. Il pubblico, come in altre opere su grande scala dell’artista argentino, può camminare sulla superficie di plastica fluttuante, che si alza e abbassa al contatto e al movimento, con l’idea di essere tra cielo e terra. Questa è la sensazione che Saraceno vuol far provare con On space time foam:  un’opera pensata per lo spazio milanese.

Una prova riuscita con l’aiuto dell’ingegnere aerospaziale, Per Lindstrand, che ha collaborato con Saraceno per la realizzazione scientifica di esperimento e un sogno di un artista definito “leonardesco” da Andrea Lissoni, curatore di questa esperienza. Saraceno si considera infatti un artista (con la base di architetto) che “vive e lavora sul pianeta terra e oltre”.

tomas saraceno

http://labrouge.files.wordpress.com/2012/10/tomas-saraceno-interazione-con-lopera-rossella-farinotti-labrouge.jpg?w=590

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Operazione nostalgia 2.0 – Instagram Socialmatic Camera

Operazione nostalgia 2.0 – Instagram Socialmatic Camera

Posted on 18 July 2012 by re-d

Chi come me è nato negli anni 70 avrà di certo qualche Polaroid che lo ritrae con amici o partenti e ricorderà con quale curiosità si scrutava quella linguetta quadrata che usciva “per magia” dalla macchina e come la si fissava durante la fase si sviluppo, io addirittura ricordo l’odore agre e alcolico della patina appiccicosa della foto.

Sicuramente l’operazione nostalgia è stata alla base del successo di tutte quelle app scaricabili per iPhone, BlackBerry, Smartphone etc che permettono di modificare le lenti, la pellicola e aggiungere effetti, sfumature o quant’altro. Tra le più in voga e “social” è sicuramente Instagram che per rendere omaggio alla Polaroid propone lo stesso formato quadrato.
Polaroid nell’ultimo ventennio ha provato a riproporre diverse macchine fotografiche digitali a stampa immediato, ma senza riuscire ad eguagliare il successo di mercato degli anni’70 ‘e 80 per poi nel 2008 annunciare  la cessazione della produzione di pellicole istantanee, mandando nello sconforto tutti quegli appassionati che ancora possedevano un modello storico.
Nonostante il tentativo di proporre nuove macchine con tecnologie più avanzate e la nomina di Lady Gaga come direttore creativo dello storico marchio, ad oggi non sono riusciti a tornare agli antichi fasti. La svolta potrebbe essere affidata all’idea del designer italiano Antonio De Rosa che propone un concept Instagram Socialmatic Camera dove si uniscono le funzionalità della Polaroid all’appeal retrò delle lenti Instagram ai tools 2.0.
Una macchina fotografica digitale con 16 GB di Memoria; Wifi e Bluetooth, schermo touchscreen 4:3; un obiettivo per gli scatti e uno per webcam, lettura QR code, filtri 3D; Zoom ottico; Flash Led; stampante interna con carta da foto Instagram; cartuccie di 4 colori e un InstaOs 1.0 . Al momento è ancora un progetto, ma dopo la recente acquisizione di Instagram da parte del re dei Social Mark Zuckerberg per quasi un miliardo di dollari in contanti e azioni, pare che possa diventare realtà nel prossimo futuro… e noi aspettiamo ansiosi lo sviluppo.
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De Producers: musica spaziale e viaggi interstellari

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De Producers: musica spaziale e viaggi interstellari

Posted on 07 May 2012 by re-d

 

Vi avevamo parlato del progetto musicale dei Deproducers. L’anno scorso fecero una memorabile presentazione al Planetario di Milano, un evento speciale al quale partecipammo con entusiasmo (qui l’articolo). Il progetto, dopo una lunga fase di gestione, finalmente si concretizza con un disco e una presentazione ufficiale a Modena il 19 maggio. Maggiori info sulla serata li trovate sul sito ufficiale.

I Deproducers sono una sorta di collettivo, al quale ha collaborato anche il superproduttore Howie B e lo strabiliante batterista Dodo Nkishi, che si ripropone di musicare dal vivo conferenze astronomiche raccontate in maniera rigorosa ma accessibile. Dai quasar alle stelle, la voce narrante dello scienziato Peri, morbida e divulgativa, conduce il pubblico in un viaggio cosmico tra le galassie e i pianeti, accompagnato dalla musica “spaziale” di questi “cavalieri dello zodiaco”.

Planetario è il primo capitolo di questa “collana” alla quale partecipano Vittorio Cosma, Gianni Maroccolo, Max Casacci, Howie B, Riccardo Sinigallia e, appunto, il frontman Fabio Peri, astrofisico. Fautori di “una particolarissima integrazione tra musica e scienza”. L’idea di Deproducers nasce da Vittorio Cosma che subito coinvolge il direttore del Planetario Di Milano Fabio Peri. L’Astrofisico illustrerà le meraviglie del cosmo e il mistero della sua nascita, le costellazioni e la loro mitologia, il rapporto tra l’Uomo e l’Infinito, il tutto veicolato da un’incredibile capacità di coinvolgere il pubblico con un linguaggio semplice ed accessibile.

Con lui, i 4 produttori insieme alla batteria di Dodo Nkishi ed alla direzione “cosmonautica” di Howie B stenderanno un tappeto sonoro dal vivo che trascinerà l’ascoltatore dritto nel centro della volta celeste, rendendo il concerto un vero e proprio viaggio intergalattico.


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AAA RE-MOODER CERCASI

AAA RE-MOODER CERCASI

Posted on 14 February 2012 by re-d


Ti piace scrivere, andare a concerti, mostre, eventi?

Sei un appassionato d’arte,fotografia, viaggi, reportage?

Hai un blog che tratta di uno di questi argomenti?

TI STIAMO CERCANDO!

Mandaci i tuoi articoli e le tue informazioni a ontheroad@re-mood.com e le pubblicheremo nella rubrica re-mooders on the road.


Poche regole

- Gli articoli potranno trattare i seguenti argomenti:

  • arte
  • design
  • grafica
  • fotografia
  • moda
  • eventi
  • concerti
  • mostre
- Potrete inviare le vostre , foto, segnalazioni, articoli, recensioni.
- NON pubblichiamo critiche negative, preferiamo dare spazio a quello che apprezziamo.
- Ogni responsabilità in merito al contenuto degli articoli firmati dai RE-MOODER è esclusivamente dei firmatari degli scritti e non di RE-MOOD.
- RE-MOOD si riserva la scelta definitiva sulla messa online dell’articolo.

 

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Nicolai Lilin vi invita a bere un tè con i biscotti

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Nicolai Lilin vi invita a bere un tè con i biscotti

Posted on 11 January 2012 by re-d

Tea melting pot è un’iniziativa di Nicolai Lilin che affascina per la sua semplicità: un tè con gli amici. Parte dal suo facebook l’invito rivolto a chi desidera un confronto che esca dal social media per incontrarsi direttamente e chiacchierare. Tutto questo avviene nello spazio Kolima Contemporary Culture, la factory di cultura contemporanea fondata dallo stesso Lilin a Milano, all’interno dei Frigoriferi Milanesi.

Ad ogni incontro partecipano al massimo 30 persone, per non snaturare la convivialità ed avere la possibilità di conversare con gli intervenuti. Riguardo ai contenuti, abbiamo chiesto allo stesso autore che cosa proporrà, e ci ha anticipato che in modo spontaneo si passerà dalla conversazione al suono del cucchiaino sulla tazzina, a proiezioni di documentari e di film, book crossing e tutto quello che durante gli stessi incontri verrà suggerito da chi partecipa.

Gli appuntamenti:

Mercoledì 11 gennaio 2012, dalle 18.30 alle 21.30

Sabato 28 gennaio – dalle 16.30 alle 19.30

Sabato 18 febbraio - dalle 16.30 alle 19.30

Sabato 3 marzo – dalle 16.30 alle 19.30

Per poter partecipare è necessario essere tra i primi 30 che si prenotano via mail all’indirizzo:

teameltingpot@kolima.it

Verranno alternati incontri durante la settimana, durante l’ora dell’aperitivo, ad altri nel weekend, per un classico tè con i biscotti.

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12×12 September & October issue

12×12 September & October issue

Posted on 15 November 2011 by re-d

12 temi per raccontare i dodici mesi dell’anno.

12 foto che raccontano ogni mese.

12 fotografi selezionati mensilmente, 144 talenti per un libro

12 vincitori per l’evento finale

Il progetto di First Floor Undercasa editrice digitale che produce contenuti a firma Gruppo TBWA\Italia, prevede la pubblicazione di un libro che racconti in 12 parole e 144 foto rappresentative dei singoli mesi, un intero anno di avvenimenti.

Le migliori 12 foto saranno oggetto di una mostra.

I temi per i mesi  sono Memoria (settembre) Perdita (ottobre)

Quello che cerchiamo è una foto, in esclusiva per noi che racconti il tuo punto di vista, i mesi passati.

La tua esperienza e il tuo vissuto.

Si può e si deve partecipare il più possibile!

Ogni mese i selezionati verranno pubblicati online su firstfloorunder.com e su re-mood.com in qualità di media partner del contest.

re-mood seguirà la selezione mensile delle foto che potete inviare a 12×12@re-mood.com (2MB max)

la scadenza per partecipare al summer issue è  il 5 Dicembre 2011  

tutte le foto inviate a re-mood verranno pubblicate online sulla nostra pagina flickr con i riferimenti del fotografo, solo le foto selezionate successivamente da firstfloorunder verranno pubblicate sul loro sito.

re-mood realizzerà un re-portage della mostra, seguendo l’evento finale ed intervistando i vincitori.

Clicca sulle immagini dei temi passati per vedere le foto selezionate:

MAGGIO

APRILE

MARZO

FEBBRAIO

GENNAIO

 

 

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Rockumentary in Budapest, Sziget Festival

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Rockumentary in Budapest, Sziget Festival

Posted on 17 August 2011 by re-d

 

Una città nella città. Questo è lo Sziget Festival, una cittadella musicale, una zona temporanea autonoma, TAZ - The Temporary Autonomous Zone – locuzione cara a Hakim Bey, scrittore anarchico. Tutto questo sull’isola di Obuda, a due chilometri dal centro di Budapest, capitale incantevole bagnata dal Danubio. Dentro è frequente perdersi: d’altronde 11 palchi dislocati su una superficie di 2000 ettari possono ubriacare anche il più navigato dei frequentatori.

Cartina alla mano alla scoperta di un programma infinito, con più di 60 concerti. D’altronde 385.000 presenze spalmate sui 7 giorni di apertura danno l’idea di un festival davvero gigantesco, una macchina organizzativa imponente che ha tra i suoi massimi punti di forza, oltre ad un programma musicale davvero vario tra rock, pop, folk e elettronica, anche una fresca aria di libertà e tolleranza.

Dicevamo dei concerti. Troppi da elencare tutti (se volete rosicare date un occhio qui). Quelli che ho visto con piacere: Kaiser Chiefs, il cui performer Ricky Wilson è entrato meritatamente nella categoria dei “best performer” del festival; nella categoria “Best fucking party concert” si piazzano i Prodigy, non si riesce a stare fermi e non si riesce a non odiare il cantante che tra un fuck e l’altro incita il pubblico alla rivolta (indubbiamente irresponsabile di questi tempi); la potenza ritmica di Goran Bregovich che con la sua Wedding & Funeral Band pompa nelle casse meglio di un disco di acid house; i grandi e sempiterni Motorhead, indomabili e rudi; che dire dei Bloody Beetroots, che hanno smosso lo stage A 38 in un fiume di sudore e mani in alto?

Bravi; gli Skunk Anansie, piazzati nel pomeriggio prima di Dizzie Rascaal e Prodigy, hanno regalato un grande show, confermando, se mai ce ne fosse ancora bisogno, Skin performer di razza, mai paga di stupire con una presenza scenica elettrizzante; gli instancabili Gogol Bordello, che mai deludono le aspettative dei numerosissimi fan che hanno danzato febbrilmente sotto il main stage; i White Lies tecnicamente impeccabili, a tratti coinvolgenti. Moltissimi altri, meno conosciuti: la sorpresa Selah Sue che qualcuno ricorderà per la hit Ragamuffin; il grande Kid Cudi, energia e sudore per uno spettacolo davvero eclettico. C’era anche Prince, ma non fa testo perché la sua esibizione ha aperto il festival con un giorno di anticipo e pare sia stata irripetibile.

Dopo la mezzanotte i concerti finivano e iniziava la fiesta. Un numero infinito di parties piccoli e medi sparsi ovunque, oltre alla massiva Party Arena, il gigantesco spazio coperto dove si sono esibiti i djs: Trentmoller, 2manydjs, Goose, Dubfire, Richie Hawtin e molti altri. Manca nulla? Si, quell’indescrivibile sensazione di libertà di cui parlavamo sopra. Non rendo l’idea? Fatevene una, il prossimo anno ovviamente, in occasione del ventennale.

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PICCOLA GUIDA ALLA BIENNALE DI VENEZIA 2011

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PICCOLA GUIDA ALLA BIENNALE DI VENEZIA 2011

Posted on 05 July 2011 by re-d

Manabile per orientarsi, cosa assolutamente non perdere, ma soprattutto cosa perdersi tranquillamente alla 52esima edizione della Biennale d’arte contemporanea di Venezia

A cura di Mauro Mattei – Curator di Kolima Contemporary Culture – Milano

Introduzione e i Giardini della Biennale

Questa piccola guida alla Biennale di Venezia vuole essere un prontuario ad uso e consumo di chi si è perso l’opening ai primi di giugno e vuole assolutamente recuperare, magari avendo a disposizione solo un weekend, prima del 27 novembre, data di chiusura ufficiale  della manifestazione più attesa nel mondo dell’arte contemporanea giunta quest’anno alla sua 52esima edizione.

Andiamo subito al sodo e partiamo con i luoghi istituzionali della Biennale: i Giardini e l’Arsenale dove ha sede, accanto ai padiglioni nazionali, quella che la Biennale vera e propria.

ILLUMInazioni è  il titolo scelto dalla influente curatrice svizzera Bice Curiger per questa Biennale, la quale ha applicato buon rigore e sobrietà alle sue scelte ma senza trovare un po’ di coraggio per un guizzo memorabile nella sua indagine sulle identità e sulle appartenenze.

Forse l’unica idea innovativa, sebbene non esattamente indimenticabile, sono  i parapadiglioni, ovvero strutture interne ai padiglioni stessi, volte a creare uno spazio espositivo nuovo all’interno dello spazio, dove altri artisti hanno allestito i propri lavori.

Quattro gli artisti chiamati a progettare i “parapavillions”, di cui citiamo solo i due che ci sono piaciuti di più:  ai Giardini quello della polacca Monika Sosnowska (foto)

Monika Sosnowska

Monika Sosnowska

e all’arsenale quello dell’artista cinese Song Dong, che ha ricreato in maniera davvero suggestiva la casa dei propri genitori in Cina (foto).

Song Dong

 Song Dong

Prima di iniziare l’excursus su ILLUMInazioni, nota di merito va all’artista Haaron Mirza, classe 1977 e londinese di nascita e formazione,  non a casa premiato dalla giuria della Biennale come artista rivelazione di questa edizione: lo studio sulle frequenze delle sue due installazioni “Sick” ai Giardini e “The national pavillion of then and now”  all’Arsenale, è parso il lavoro più convincente ed intenso (in particolare il secondo, una vera e propria esperienza), e personalmente anche il più innovativo.

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“Sick”

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“The national pavillion of then and now”

Ma andiamo con ordine e partiamo dalla Biennale Giardini, con un altro tra i giovani protagonisti che meritano una segnalazione:  Cyprien Gaillard (classe 1980) che ha presentato il suo collage con etichette di birra su doppia foto (moderna e vintage) dal titolo “Floods of the new and new world” (foto).

Floods of the new and new world - Cyprien Gaillard

Floods of the new and new world – Cyprien Gaillard

Tra le vecchie glorie assolutamente da non perdere è Gianni Colombo, con il suo “spazio elastico”, un lavoro degli anni sessanta dell’artista scomparso nel 1993, che viene qui riproposto dalla Curiger ed avvince per lo studio dello spazio  ed esalta per la sua fascinazione così attuale e contemporanea da meritare una sosta a bocca aperta nella apposita black room di cavi elastici fluorescenti.

spazio elastico – Gianni Colombo

spazio elastico – Gianni Colombo

Per andare ancor più indietro nel tempo fate un salto nella sala dove sono allestiti i 3 Tintoretto voluti dalla Curiger quale benchmark assoluto per lo studio artistico sulla luce, per proseguire spediti attraverso la sala di Pipilotti Rist con i suoi ammalianti video a sfondo veneziano, proseguendo per il cubo di plastilina tricolore di Norma Jean a rappresentare la bandiera Egiziana (ricordandovi di dare sfoggio della vostra vena artistica prendendone pezzi e assemblandoli sul momento).

Superate di slancio le sculture dei “soliti” Fischli & Weiss per finire soffermandovi sui due video pieni di ironia e sarcasmo di Nathaniel Mellors e uscire dal padiglione con un bel sorriso, pronti  per la visita ai padiglioni Nazionali dei Giardini.

Pipilotti Rist  - Non voglio tornare indietro (Ospedale) 2011

Pipilotti Rist  – Non voglio tornare indietro (Ospedale) 2011

Norma Jean

Norma Jean

E se vi siete chiesti che ci facevano centinaia di piccioni dappertutto, persino dentro al padiglione, tranquillizzatevi:  è solo una vecchia opera di Maurizio Cattelan (i piccioni sono impagliati, so che ve ne siete accorti), qui misteriosamente, se non altro quanto a motivazioni curatoriali, riproposta.

Prima tappa obbligata merita il padiglione UK, e preparatevi a una buona mezz’ora di coda poiché l’ingresso è contingentato a 20 persone alla volta, Un’attesa che merita di essere vissuta per il potere evocativo di Mike Nelson,  artista nato a Loughborough nel 1967 che succede a Steve McQueen nel rappresentare la Gran Bretagna alla Biennale.

Nelson con il suo “Impostor”, stravolgendo la struttura del padiglione con un lavoro di ricostruzione di ben tre mesi, riproduce parte di una sua opera già presentata 8 anni fa alla Biennale di Istanbul, rappresentando un caravanserraglio con il suo corredo di stanze in disuso, corridoi, tavoli di lavoro abbandonati, fotografie appese per essere sviluppate, passaggi stretti, porte chiuse, corde e soffitti bassi. Un’installazione complessa ed articolata che è stata realizzata con grande importanza ad ogni dettaglio e che da qualcuno è stato definita vincitrice morale della manifestazione.

 Impostor – Mike Nelson

Impostor – Mike Nelson

Non per noi che invece siamo in linea con quanto proposto dalla Giuria che ha invece premiato con il Leone D’Oro per le partecipazioni nazionali la Germania, con l’installazione postuma di Christoph Schlingensief  morto nell’agosto del 2010, poco prima del suo 50mo compleanno, nel bel mezzo dei lavori di progettazione del Padiglione

Il Padiglione è diventato quindi una panoramica sugli aspetti principali della sua carriera, ovvero  la malattia dell’artista e la propria biografia e i suoi film.

L’entrata nella sala principale, la ricostruzione di una chiesa allestita con un immaginario che si potrebbe definire gotico/nazi/freak, crea uno shock visivo.

Era la chiesa di Oberhausen dove l’artista serviva messa da ragazzino, la realizzò per la prima volta alla Triennale della Ruhr nel 2008, subito dopo l’asportazione di un polmone e mesi di chemio-terapia.

Un’opera davvero forte e  potente Struggente nella sua violenza emotiva, spinta da voci inquietanti e drammatiche note Wagneriane.

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Un video non basta per ricreare l’impatto, andateci!

Il Padiglione Francia presenta invece “Chance”, l’installazione in cui Christian Boltanski con una intricata struttura di tubi metallici e un nastro trasportatore dove scorrono le immagini di 600 neonati a rappresentare la casualità dell’avvicendarsi della nascita, della vita e della morte. Un’opera suggestiva anche se forse manca di qualcosa di veramente provocatorio.

Chance - Christian Boltanski

Chance – Christian Boltanski

Nota di gran menzione spetta al Padiglione Giapponese dove la Tabaimo con Teleco-soup presenta una  avvolgente ambientazione multimediale tra cartoon giapponesi e specchi di grande poesia.

Tabaimo - Teleco-soup

Tabaimo – Teleco-soup

Vale pena fare un salto anche al Padiglione USA anche solo per prelevare contanti da un bizzarro bancomat collegato alle canne di un organo dal quale scaturiscono ad ogni operazione di prelievo “suonerie” differenti, il tutto ad opera del duo Allora & Calzadilla. Funziona davvero!

Gloria - Allora & Calzadilla

Gloria – Allora & Calzadilla

Davanti al padiglione potrete, se la fortuna vi assiste, vedere l’installazione sempre ad opera del provocatorio duo di origine sudamericana, uno dei runner della nazionale americana correre su un tapis roulant montato su di un carro armato rovesciato, metafora ben poco criptica della perversa attitudine militaresca yankee.

Gloria - Allora & Calzadilla

Gloria – Allora & Calzadilla

E ora, con il contante prelevato al padiglione USA, necessario per uno spritz e per uno spuntino a base di cicheti in qualche tipiche bacaro della zona, siete pronti per la seconda parte della giornata.

(continua……?)

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