Archive | report

Cerimonia di inaugurazione di Londra 2012: frega a qualcuno sapere cosa succederà?

Tags:

Cerimonia di inaugurazione di Londra 2012: frega a qualcuno sapere cosa succederà?

Posted on 27 July 2012 by re-d

Tutti ne parlano, magazine, tabloid, blog: è febbre Olimpiadi. Frega a qualcuno? Sicuramente a molti non fregherà un emerito cazzo, ma di questi ce ne sono molti che guarderanno la Cerimonia d’apertura, il vero evento mediatico, altro che Olimpiadi e spirito olimpico. Tedofori, portabandiera, atleti griffati, tatuati, medagliati, premiati, contesi e fidanzati, piss off. Interessa lo spettacolo, l’histeria, la celebrazione mediatica che avrà come gran cerimoniere nient’altro che il regista culto Danny Boyle, che sapete chi è, che ve lo dico a fare. Ripeterà le oniriche trafigurazioni di Trainspotting? Chissà.

Da giorni montano in rete le anticipazioni, trapelate dopo la prova generale fatta l’altro ieri. Sarà una celebrazione del Regno Unito e tutto ciò che ha contribuito a creare il mito della Britannia. Ci sarà il carbone, il pudding e il junk food? Sicuro ci sarà la campagna inglese, la mitica country side, l’idillio pastorale in cui il Regno Unito viene dipinto come la “terra verde” descritta in Jerusalem, con tanto di contadini, pascoli e animali. Sicuramente non si farà la caccia alla volpe.

Dopo la celebrazione bucolica, a seguire ci saranno le scene che evocheranno gli eventi che hanno segnato la storia britannica: le proteste dei disoccupati negli anni della grande depressione, gli operai a simboleggiare la working class e persino un modello dell’Empire Windrush, la nave che nel 1948 trasportò in Regno Unito 492 immigrati dalla Giamaica.  Operai, immigrati, militari, minatori, saranno i protagonisti di una session in cui il sogno britannico viene filtrato dagli eroi silenti, quelli che con il loro lavoro e i sacrifici, hanno contribuito a creare l’impero britannico. Tutto molto patriottico e commovente davvero.

State fremendo vero? Di più, aggiungerò al carrello della cerimonia i “patrioti” dalla fantasia inglese. Verranno a fare un saluto Alice nel paese delle meraviglie Peter Pan, Voldemort, Harry Potter, James Bond e anche Mary Poppins con il suo ombrellino (cordoglio per Sherlock Holmes che ha dato forfait). E poi la musica, sulla quale gli inglesi non scherzano affatto: il pop, il rock, persino il punk. Altro che arie e musica classica, la scaletta vede brani dei Beatles, Rolling Stones, Pink Floyd, Who e persino i Sex Pistols che mandano al diavolo la regina, oltre a tanti contemporanei: MIA, Coldplay e Dizzie Rascaal, tra i tanti.

E poi il gran finalone, con la partecipazione di Sir Paul McCartney che canterà “Hey Jude”, con il supporto di 1000 percussionisti che scenderanno dalle gradinate, sempre a quanto riportato dalle gole profonde del Sunday Times. Che Dio lo benedica. La regina? Pare abbia già preso un impegno: caccia alla volpe. In compenso però c’è Beckam, o forse no. Vada come vada, ora e sempre è Cool Britannia.

Comments (0)

Jonathan Wilson, l’immaginifico folk-man live @ Santeria

Tags: , , , ,

Jonathan Wilson, l’immaginifico folk-man live @ Santeria

Posted on 03 July 2012 by re-d

YouTube Preview Image

Ci sono momenti della vita in cui una canzone squarcia la tela che avevamo dipinto fino a quel momento. Un riff di chitarra, una voce capace di incidere un segno, indicare una direzione, annunciare un sogno. Succede, è inevitabile; folgorati, innamorati al primo ascolto. Per me lo è stato tempo fa con Desert Raven di Jonathan Wilson.

In transito a Milano, il giorno prima dell’apertura del concerto di Tom Petty a Lucca, ha deliziato ed estasiato pochi fortunati alla Santeria di Milano in uno show case acustico. Wilson è vintage, un felice ascolto per vecchi nostalgici, o come dice Ricky della Santeria, “roba da intenditori di vecchio rock”. Tutto vero.

Trentasette anni, nato nella sgualcita North Carolina, cresciuto con una chitarra in mano, arriva al suo disco d’esordio solo poco tempo fa. Una storia di vecchio rock. John frequenta i grandi come produttore o come occasionale compagno di banda, con gente che bene o male ha fatto la storia, remota e recente, del folk a stelle e strisce: Robbie Robertson, Will Oldham, Gary Louris, pure il batterista dei Fleet Foxes Josh Tillman. E poi, per dire, Elvis Costello, Jackson Browne, Erykah Badu.

E, senza fretta, spunta e deflagra il debutto Gentle Spirit, una specie di sussidiario del folk-rock. C’è lo spettro di Neil Young, il folk psichedelico dei Floyd, le dilatazioni e le atmosfere hippie di Laurel Canyon. Proprio Desert Raven è la summa del sound del Californiano, una scrittura immaginifica che spero squarcerà la vostra “tela” come è successo a me. Sotto la versione “dilatata”, tra veglia e sogno, una canzone che conduce su un terreno disseminato di memorie rarefatte e magiche ombre, da sfiorare e lasciarsi dietro, con rimpianto e quieta rassegnazione.

YouTube Preview Image

Comments (0)

macao4

Tags: ,

Nasce il Macao, il nuovo centro per le arti a Milano

Posted on 10 May 2012 by re-d

 

La prima volta che mi parlarono di MACAO non mi resi conto della portata dell’evento. Da allora ci sono stato due volte. La prima, la festa seguita all’occupazione. Tanta gente, palazzone gigantesco fatiscente, calcinacci, scale rotte, cavi dell’alta tensione in vista. Insomma, tanto degrado. Una specie di rave illegale ma senza punkabbestia e musica techno. Quanto ci rimarranno? Mi chiesi. Il tempo di un tot di feste e tanti saluti, pensai.

Mi sbagliavo di grosso. Me ne accorsi la seconda volta. Spinto dal grosso tam tam mediatico sui social network e in rete decisi di farci una visita diurna Con mia bella scoperta vidi tantissima gente pronta a farsi in quattro per far crescere dal basso uno spazio vivo, da vivere attivamente e propositivamente. Tanto entusiasmo e voglia di fare.

Durante l’assemblea le parole d’ordine erano “partecipazione”, “inclusione” e “idee”. Idee per far vivere uno spazio che fino a pochi giorni prima era vuoto, abbandonato al degrado e alla noncuranza. Quel palazzo, la Torre Galfa appunto, a due passi dall’avveniristico Palazzo della Regione di Milano. Ex sede di una compagnia petrolifera poi passata da mani e aziende differenti, fino ad essere del tutto abbandonata da qualche anno (l’ultimo possessore è l’Immobiliare Lombarda di Ligresti). Mai ristrutturata (fare un grattacielo ex novo costerebbe di meno), vittima della speculazione edilizia, ora la Torre Galfa è semplicemente la sede di M.a.c.a.o., il nuovo centro per le arti di Milano.

Il “palazzo delle arti” è in continua trasformazione grazie al lavoro dei volontari. Chi sono questi volontari? Se pensate a punkabestia con cani al seguito siete completamente fuori strada. Sono persone normali, dallo studente al lavoratore atipico, ragazzi come se ne vedono a centinaia a Milano. Sono, dal comunicato divulgato del Macao:

artisti, curatori, critici, guardia sala, grafici, performer, attori, danzatori, musicisti, scrittori, giornalisti, insegnanti d’arte, ricercatori, studenti, tutti coloro che operano nel mondo dell’arte e della cultura.

Per fare cosa?

un grande esperimento di costruzione dal basso di uno spazio dove produrre arte e cultura. Un luogo in cui gli artisti e i cittadini possono riunirsi per inventare un nuovo sistema di regole per una gestione condivisa e partecipata che, in totale autonomia, ridefinisca tempi e priorità del proprio lavoro e sperimenti nuovi linguaggi comuni.

Parole consumate usate per ribadire un concetto semplice: se avete idee, volete proporvi come artisti, volete divulgare il vostro sapere a una platea di adepti, volete entrare in un gruppo di lavoro o semplicemente conoscere gente, Al MACAO si può. Non è difficile, non preoccupatevi. Basta andarci ed esporre cosa si ha in mente di fare. E poi occorre lavorarci, per  costruire un’idea e concretizzare un sogno.

Si dice che le idee non nascano per caso, che abbiano bisogno di un humus fertile per poter spuntare dal terreno, specie se inaridito. Milano lo è stato per molto tempo, un terreno arido, un’opportunità di crescita mancata per tutti gli anni duemila. Ora, forse, le cose stanno cambiando e il terreno parrebbe tornare fertile. Milano torna ad essere viva?

La speranza è ultima a perire. Per il momento il MACAO si è dimostrato vivo. Ne sono testimoni i numerosissimi fan che popolano la pagina Facebook, i numerosissimi curiosi e attivisti che in questi giorni affollano il building, le numerose serate che vengono organizzate e, speriamo, la mano benevola del Comune di Milano sul progetto MACAO.

 

Tutte le foto sono prese dalla pagina Facebook

 

Marco Trabucchi

Comments (0)

re-port – Diego Mancino presenta “E’ necessario”

re-port – Diego Mancino presenta “E’ necessario”

Posted on 19 April 2012 by re-d

Come promesso siamo tornati ad intervistare Diego Mancino per farci raccontare del suo ultimo lavoro, l’attesissimo “E’ necessario”.

Diego oltre ad essere un artista che stimiamo e seguiamo da molti anni è anche un amico e ci accoglie calorosamente mentre prova all’Auditorium Demetrio Stratos lo spettacolo che da li a poche ore avrebbe presentato ai pubblico di Radio Popolare.

Ho sempre considerato Diego uno dei cantautori più interessanti del panorama italiano, la capacità di unire melodia e poesia ed essere credibile in entrambe non è decisamente da tutti.

Abbiamo ascoltato l’album e ci ha colpito la direzione “elettronica pop” che accompagna la linea melodica assolutamente alla Diego Mancino ecco cosa ci ha raccontato in merito…

 

YouTube Preview Image

 

 

Comments (0)

La Colonna Sonora di Dellera & soci: le nostre interviste

La Colonna Sonora di Dellera & soci: le nostre interviste

Posted on 14 March 2012 by re-d

Un lunedì qualsiasi di fine inverno a Milano, tutti insieme (Io, Ricardo, Veronica e Davide) per raccontarvi una serata in compagnia di Dellera e i suoi  Judas (Milo Scaglioni, Alessio Russo e Rodrigo D’Erasmo) ed un circo di attori-musicisti riuniti per l’occasione quali: Dente, Giovanni Gulino (Marta sui Tubi), Enzo Moretto (A Toys Orchestra), Calibro 35, Diego Mancino, Gianluca De Rubertis (Il Genio).

La combriccola indie di Milano si è radunata in un ristorante del centro per filmare un concerto-film – come lo ha definito lo stesso Dellera al nostro microfono – un’esibizione live dell’album del brillante debutto “Colonna Sonora Originale” tra indie rock, pop e suggestioni cantautorali.

La serata è stata bella, carica, divertita e divertente. Con la speranza che le nostre interviste abbiano trasmesso almeno un po’ l’aria che si respirava all’evento. Diego Mancino, in splendida forma, incalzato dal nostro Davide, nella quale c’è spazio anche per due parole su “E’ necessario“, il nuovissimo album uscito a marzo. Poi l’intervista a Giovanni dei Marta Sui Tubi che di recente hanno pubblicato il bellissimo singolo (e il magnifico video di Bruno D’Elia) “Cromatica“, tratta dall’album “Carne con gli Occhi” e interpretato da Lucio Dalla (con il clarinetto e con la voce ) in duetto con i Marta registrato tra gennaio e febbraio. E poi l’intervista al deus ex machina della serata Dellera, istrionico come sempre.

Guarda l’intervista a Roberto Dell’Era

YouTube Preview Image

Guarda l’intervista a Diego Mancino

YouTube Preview Image

Guarda l’intervista a Roberto Gulino – Marta sui Tubi

YouTube Preview Image

Comments (0)

Mauro Ermanno Giovanardi live @ Blue Note intervista e recensione

Mauro Ermanno Giovanardi live @ Blue Note intervista e recensione

Posted on 28 February 2012 by re-d

“Ma che bella serata”, ecco qual è il mio primo pensiero accingendomi a scrivere queste righe. Il nuovo tour  di Mauro Ermanno Giovanardi apre al Blue Note di Milano, il quale ci accoglie con la consueta dolcezza, con le sue luci energiche ma non arroganti e con quell’inconfondibile “sound” che fa di questo jazz club un autentico gioiello per la musica live meneghina. Il tempo di addentare un hamburger e Violante Placido atterra timidamente sul palco, è la prima ospite di Mauro. Ma quanto è bella? Davvero, la tv non rende bene l’idea. Violante, voce soave e a volte molto rock, canta alcuni suoi brani. A noi è piaciuta un sacco, c’è voce, stile, eleganza e una evidente passione per la musica… Non è il classico passaggio facilitato da un’arte all’altra, qui si tratta proprio di capacità e voglia di esprimersi su più livelli, dietro una cinepresa e con in mano una chitarra. Molto bello il pezzo scritto per lei da Lele Battista, per l’occasione presente sul palco in accompagnamento. Il tempo per uno scrosciante applauso per Violante e Mauro si palesa di gran carriera sul palcoscenico! Insieme propongono due bellissime cover di “Bang Bang” e “Femme Fatale” dei Velvet Underground giocando molto con sguardi intensi e movenze feline.  Violante e Mauro si amalgamano alla perfezione come si conoscessero da una vita.

Mauro è in gran forma, ha “voglia” e guarda negli occhi uno per uno i suoi amici, gli ospiti e i fan accorsi al Blue Note. L’ex La Crus canta e si muove con la consueta maestria, sciorinando i pezzi del suo repertorio da solista: Desìo, Garofano Nero ad alcuni dei La Crus. Ottima la scelta delle cover, commovente la versione de “il vino” di Piero Ciampi e divertente ed insolita la scelta di “Questo è vero” non proprio tra le più note del repertorio di Luigi Tenco.

Mauro in questo atmosfera sixties è decisamente a suo agio, crea un l’immaginario da night, tra fumetto e poliziesco, insieme ad una band di assoluto livello, ci accompagna in avventura musicale “retrò” nell’accezione più alta del termine.

Ecco l’altra attesissima ospite, conosciuta a Natale da Giovanardi ad una festa in Sicilia e subito coinvolta in una collaborazione: si tratta di Simona Molinari, cantautrice jazz con la voce da Soprano. Simona e Mauro cantano insieme “Io confesso”, disegnando una presenza scenica d’altri tempi. Una scelta raffinata e potente, davvero una delizia per noi comodamente seduti di fronte al palco. Dopo la splendida Simona Molinari, Mauro continua il suo viaggio, in mezzo a qualche battuta e un bicchiere di vino, tra le prime sue canzoni e l’ultimo album “Ho sognato troppo l’altra notte?”. Un andirivieni di emozioni per tutti noi che amiamo Mauro dai tempi dei “La Crus”, note forti e poesia leggera che fanno cantare ed emozionare i presenti.  Alla fine tutti sul palco. La band, Mauro, Violante, Simona Molinari, Lele Battista.

Un inchino unico e un saluto che sa di consapevolezza: Mauro, con i suoi ospiti, sta facendo davvero un bellissimo lavoro e il suo tour sarà da seguire attentamente! Un abbraccio e un saluto a tutti, alla prossima!

Non appena riusciremo a montare vi regaleremo anche alcuni brani registrati durante le prove dello spettacolo…

Per ora godetevi l’intervista

YouTube Preview Image

Comments (0)

Intervista a Ozmo: protagonista al Museo del Novecento di Milano con PreGiudizio Universale

Tags: , ,

Intervista a Ozmo: protagonista al Museo del Novecento di Milano con PreGiudizio Universale

Posted on 13 February 2012 by re-d

YouTube Preview Image

Siamo andati a curiosare nel temporary atelier che ospita Gionata Gesi, in arte Ozmo, presso il Museo del ’900 di Milano. PreGiudizio Universale è la mostra “live” di Ozmo, un’esposizione-evento durante la quale il writer dipinge dal vivo circondato dal pubblico che conclude il percorso dello spazio espositivo incamminadosi all’uscita e di fronte alle persone che si trovano a passeggiare da via Marconi. Una bella chiacchierata che vira tra digressioni artistichestreet art sempre meno “street” e sempre più “social”, il Vasari, il Botticelli e la rete come bacino continuo di ispirazione.

La mostra si espande, giorno dopo giorno, e si trasforma fino al suo completamento. Ozmo ha cominciato a lavorare a Il PreGiudizio Universale il 2 febbraio per poi concludersi il 16 febbraio quando, a partire dalle 18, ci sarà il finissage-vernissage quando verrà presentata la mostra finita con DJ set e proiezioni, poi visionabile fino al 26 febbraio a ingresso gratuito.


Al centro sociale Leoncavallo di Milano c’è una delle sue opere murali più famose, definita da Vittorio Sgarbi “la Cappella Sistina della contemporaneità” e scelta come copertina del libro I graffiti del Leoncavallo edito da Skira. Tra i suoi progetti ci sono anche un’opera pubblica di oltre 300 metri quadri nel centro storico di Danzica in Polonia, la partecipazione alla Moscow Young Biennial, un wall painting di oltre 40 metri a Forlì e un altro intervento Big Fish Eats Small Fish, realizzato a Londra nel quartiere di Shoreditch. La sua opera più recente è Still Death, realizzata su pvc trasparente alla Fabbrica del Vapore di Milano in occasione del lancio italiano del dvd di Banksy, Exit through the gift shop.

Riprese a cura di Marco Sanasi

Comments (0)

france

Gola profonda: Franceschetta58

Posted on 14 December 2011 by re-d

E siamo nel mondo dei vapori e delle fiamme accese a sfrigolare.

Quello della cucina, dove gli incontri, tra ingredienti e umanità, sono alchemici e di magia.

Mi muovo nell’arte gastronomica come una studiosa esteta , in anticipo – spesso ­- di un piatto e in ritardo di un battito. E credo che tutto sia nato là, da bambina, quando gli odori dello stracotto, esuberante, e la semplicità di quello dei tortelli d’erbetta al burro, mi riempivano di desiderio e di emozione.

Perché, in fondo, quello che si va cercando per una vita intera, una volta adulti e che il palato si è fatto maturo, è di tornarci, lì, a spiare quei fornelli di casa che riempivano la famiglia di festa e una volta seduti a tavola, beh…come sul trono di un regno.

Questo il senso delle due personalità culinarie di Massimo Bottura e Marta Pulini due vere star della cucina, entrambi modenesi, entrambi ambasciatori italiani del sapore nel mondo; insieme fondono il ritorno della cucina di casa della domenica ( per questo grande) con l’evoluzione e la mescolanza del passato col domani, del qui e dell’altrove, del cotto e del crudo, dello sweet e del sour. E nello stesso modo si mescolano loro stessi nella  “ Franceschetta58 ” e nel suo nuovo oggi di cui sono gli chef.

Anche gli arredi quasi iper design, le suppellettili, i piatti tutti diversi e che sanno di credenza, disposti con disinvoltura dai camerieri in mezzo alla tavola e sulle pareti, convivialmente…ci si trova a servire se stessi e i propri commensali come se il cibo fosse frutto delle proprie mani…e tutto porta alla nuova e ritrovata interpretazione di un tempo impastato alla storia del suo futuro: una modalità nuova ma intima, quella di dover scegliere tra tante portate dal prezzo contenuto (7€) da “mettere in mezzo” per assaggiare prelibatezze senza ordine o regola che sia.

Gioco con i sapori e le forchette di chi si contende l’ultimo boccone.

Il coniglio in porchetta, con quel sentore di finocchietto ed erbe da orto mediterraneo che racconta del lento appassire del lardo di colonnata sulla sua pelle… un’emozione, le polpette di pollo e ricotta, morbidissime ma fritte e affogate in un sugo rosso da “scarpetta” col babà salato che le accompagna e che si impregna di tutto il loro gusto…e ci ho infilato addirittura il naso nella zuppa di spinaci filanti dei calamari in zimino, rubicondi dal vino rosso di cui hanno saputo godere in cottura…

Finisco il pasto con una risata e il palato felice.

Io, una sera qualunque di questo autunno, ci ho cenato in questo “gastro pub”. E come per molte cose che si rivelano importanti, la prima volta è quella che conta.

Brasserie franceschetta58 via vignolese,58 modena

Dalle 18:30 alle 24:00 / chiusura la domenica

0593091008 - Info@franceschetta58.it

 

 

 Daria Vitali

 

Comments (0)

‘Il respiro del buio’: il nuovo libro di Nicolai Lilin presentato a Milano

Tags: , ,

‘Il respiro del buio’: il nuovo libro di Nicolai Lilin presentato a Milano

Posted on 30 November 2011 by re-d




Michail Bulgakov scrisse: ”Il problema degli esseri umani non è che sono mortali, ma che lo sono all’improvviso”. L’assunto da cui prende vita “Il respiro del buio” (Einaudi, 2011, 240 pag, 20€ ) di Nicolai Lilin da lui stesso citato qualche giorno fa durante la presentazione del libro ai Frigoriferi Milanesi (via Piranesi 10) con la giornalista Monica Maggioni.

Con Il respiro del buio si chiude una trilogia, dopo Educazione siberiana e Caduta libera. Un altro viaggio, questa volta interiore, in cui il soldato Lilin, reduce dalla Cecenia, torna a casa da una guerra spietata. Ma il ritorno a casa non significa ne’ la pacificazione, ne’ la conquista della sicurezza, perché l’orrore della guerra e i suoi ricordi persistono nel cuore dell’autore-protagonista, come la ghiaia sotto il carroarmato delle scarpe. Un viaggio con la mente, nel tentativo di riscoprire la luce, passando attraverso il buio dell’inadeguatezza e dell’indifferenza. Perché il ritorno dalla guerra in Cecenia è un ritorno quasi impossibile.

Reduce dal campo di battaglia, persi tutti i codici di vita “normale”, lo scrittore al suo ritorno perde completamente la sua consapevolezza dello stare nella società umana e si interroga su quali siano i suoi punti di riferimento. «Camminavo per strada e non capivo perché lo facevo. – racconta – Entravo nei negozi e provavo un senso di vergogna. Avevo black out totali, mi svegliavo e capivo di aver fatto attività incoscienti: in camera c’era una postazione di combattimento preparata alla perfezione. Tornare dalla guerra è come avere un vestito un po’ strano, di cui non si riesce a liberarsene».

Ma c’è una variabile, fondamentale, che mina l’essenza stessa della vita: l’incapacità di vivere il tempo. Un senso di percezione distorto dello scorrere del tempo diventa il motivo del terribile senso di inadeguatezza di Nicolai: «c’era un’unica possibilità per riappropriarsi dell’indefinibile e inesorabile tempo: intervenire sul tempo e colmare l’assenza temporale. Ho iniziato a segnare ogni ora sui muri di casa, con la mia firma – racconta lo scrittore – poi a scrivere tutte le cose che facevo. E ricordando certe azioni che avevo compiuto in guerra mi si è aperta la luce». Paradossalmente, il motivo scatenante l’alienazione diventa l’unica chance di redenzione. Ed è per questo che Nicolai decide di compiere un altro viaggio verso il luogo dove tutto è iniziato, verso l’unico ritorno possibile: la Siberia, perché «quando perdi l’equilibrio, cerchi un punto di appoggio che già conosci». Tornare dove il buio è cominciato.

Le sue parole durante la presentazione risuonano nel capannone come un boato. Seppur scandite con una tranquillità disarmante, sono di una potenza deflagrante: «Il mondo pacifico non riesce a capire la sua mortalità, e lo dimostra rinnegando tutte le questioni scomode. Le persone comprendono solo fino a un certo punto il valore dell’esistenza. Manca un approccio umano, nella società umana». La guerra è presente anche nel mondo pacifico, ma i suoi abitanti non se ne accorgono. «Le società ti mandano a combattere, ma quando torni, quello che ti porti dentro è un problema solo tuo – afferma lo scrittore – Ti costringono a fare un lavoro sporco, ma loro se ne lavano le mani. E’ questo il meccanismo del branco umano».

La verità che echeggia è inesorabile: dopo essere stato in guerra, qualcuno si riappropria della sua vita, qualcun’altro invece soccombe, schiacciato dal peso. Come molti amici di Nicolai, come molti soldati americani (e chissà anche quanti italiani). Secondo Army times, negli Stati Uniti 18 veterani al giorno si tolgono la vita, 950 al mese tentano il suicidio. Una terribile verità, poco narrata. Untold stories le chiamano, storie taciute, che affiorano spesso attraverso il potere dirompente della scrittura. E’ la depressione da rientro, come quella raccontata da Lilin nel suo libro, è la stessa sindrome raccontata da Ward 54, il film inchiesta di Monica Maggioni proiettato dopo la presentazione del libro. Attraverso il viaggio del soldato Kris Goldsmith dai genitori di Jeff, un altro militare che si è tolto la vita, il documentario dà voce alla realtà vissuta oggi da molte famiglie americane.

READ MORE: la nostra intervista a Lilin, sul numero 0 di re-mood

Comments (0)

re-port intervista Cesare Malfatti

re-port intervista Cesare Malfatti

Posted on 22 November 2011 by re-d


Fogli di moleskine cuciti a mo’ di portafogli, un filo rosso sottile entra ed esce dalla custodia del nuovo CD di Cesare Malfatti.

Un prodotto unico, numerato, stampato, datato e “costruito” interamente da Cesare sotto i nostri occhi.

Proprio così, home made, firmato e cucito a macchina (mail a cesare.malfatti@gmail.com per ordinarne una copia).Il primo album da solista dell’ex La Crus è il frutto di una sconfinata passione per la musica; undici tracce acustiche, intime, ricche di atmosfera (tutti i pezzi sono ascoltabili dal blog cesaremalfatti.blogspot.com).

Abbiamo scelto di intervistare Cesare Malfatti nel palco dove si è appena esibito, in mezzo alle sue cose, incastrando due seggiole tra gli amplificatori e i microfoni. Luci bollenti e ombre gigantesche sul muro bianco. Un viaggio all’interno di un artista in continuo movimento, che ama il suo mondo e che soprattutto ascolta musica, parlandone più che volentieri.

Mi sono portato via da Cesare la sua ferma convinzione che oggi abbiamo tutti i mezzi per fare le cose che ci piacciono in autonomia, che siano scattare una fotografia, scrivere una lettera appassionata o, appunto, produrre un album cantautoriale.

Bisogna coltivare le idee, prestarci tempo, la giusta attenzione…ed avere la fortuna di avere a che fare con persone che ci ricordano quanto sia importante tenere la luce accesa.

Vi lascio all’intervista e mi scuso anticipatamente per l’effetto “imbolsisci”, nuova feature della telecamere di noi remooders giocherelloni.

Enjoy!

YouTube Preview Image

Vuoi ospitare l’house concert di Cesare Malfatti o prenotare il tuo biglietto? scrivi a info@house-concert.it  

Comments (0)

Advertise Here

Photos from our Flickr stream

See all photos

Advertise Here