Archive | interviews

re-port – Diego Mancino presenta “E’ necessario”

re-port – Diego Mancino presenta “E’ necessario”

Posted on 19 April 2012 by re-d

Come promesso siamo tornati ad intervistare Diego Mancino per farci raccontare del suo ultimo lavoro, l’attesissimo “E’ necessario”.

Diego oltre ad essere un artista che stimiamo e seguiamo da molti anni è anche un amico e ci accoglie calorosamente mentre prova all’Auditorium Demetrio Stratos lo spettacolo che da li a poche ore avrebbe presentato ai pubblico di Radio Popolare.

Ho sempre considerato Diego uno dei cantautori più interessanti del panorama italiano, la capacità di unire melodia e poesia ed essere credibile in entrambe non è decisamente da tutti.

Abbiamo ascoltato l’album e ci ha colpito la direzione “elettronica pop” che accompagna la linea melodica assolutamente alla Diego Mancino ecco cosa ci ha raccontato in merito…

 

YouTube Preview Image

 

 

Comments (0)

Mauro Ermanno Giovanardi live @ Blue Note intervista e recensione

Mauro Ermanno Giovanardi live @ Blue Note intervista e recensione

Posted on 28 February 2012 by re-d

“Ma che bella serata”, ecco qual è il mio primo pensiero accingendomi a scrivere queste righe. Il nuovo tour  di Mauro Ermanno Giovanardi apre al Blue Note di Milano, il quale ci accoglie con la consueta dolcezza, con le sue luci energiche ma non arroganti e con quell’inconfondibile “sound” che fa di questo jazz club un autentico gioiello per la musica live meneghina. Il tempo di addentare un hamburger e Violante Placido atterra timidamente sul palco, è la prima ospite di Mauro. Ma quanto è bella? Davvero, la tv non rende bene l’idea. Violante, voce soave e a volte molto rock, canta alcuni suoi brani. A noi è piaciuta un sacco, c’è voce, stile, eleganza e una evidente passione per la musica… Non è il classico passaggio facilitato da un’arte all’altra, qui si tratta proprio di capacità e voglia di esprimersi su più livelli, dietro una cinepresa e con in mano una chitarra. Molto bello il pezzo scritto per lei da Lele Battista, per l’occasione presente sul palco in accompagnamento. Il tempo per uno scrosciante applauso per Violante e Mauro si palesa di gran carriera sul palcoscenico! Insieme propongono due bellissime cover di “Bang Bang” e “Femme Fatale” dei Velvet Underground giocando molto con sguardi intensi e movenze feline.  Violante e Mauro si amalgamano alla perfezione come si conoscessero da una vita.

Mauro è in gran forma, ha “voglia” e guarda negli occhi uno per uno i suoi amici, gli ospiti e i fan accorsi al Blue Note. L’ex La Crus canta e si muove con la consueta maestria, sciorinando i pezzi del suo repertorio da solista: Desìo, Garofano Nero ad alcuni dei La Crus. Ottima la scelta delle cover, commovente la versione de “il vino” di Piero Ciampi e divertente ed insolita la scelta di “Questo è vero” non proprio tra le più note del repertorio di Luigi Tenco.

Mauro in questo atmosfera sixties è decisamente a suo agio, crea un l’immaginario da night, tra fumetto e poliziesco, insieme ad una band di assoluto livello, ci accompagna in avventura musicale “retrò” nell’accezione più alta del termine.

Ecco l’altra attesissima ospite, conosciuta a Natale da Giovanardi ad una festa in Sicilia e subito coinvolta in una collaborazione: si tratta di Simona Molinari, cantautrice jazz con la voce da Soprano. Simona e Mauro cantano insieme “Io confesso”, disegnando una presenza scenica d’altri tempi. Una scelta raffinata e potente, davvero una delizia per noi comodamente seduti di fronte al palco. Dopo la splendida Simona Molinari, Mauro continua il suo viaggio, in mezzo a qualche battuta e un bicchiere di vino, tra le prime sue canzoni e l’ultimo album “Ho sognato troppo l’altra notte?”. Un andirivieni di emozioni per tutti noi che amiamo Mauro dai tempi dei “La Crus”, note forti e poesia leggera che fanno cantare ed emozionare i presenti.  Alla fine tutti sul palco. La band, Mauro, Violante, Simona Molinari, Lele Battista.

Un inchino unico e un saluto che sa di consapevolezza: Mauro, con i suoi ospiti, sta facendo davvero un bellissimo lavoro e il suo tour sarà da seguire attentamente! Un abbraccio e un saluto a tutti, alla prossima!

Non appena riusciremo a montare vi regaleremo anche alcuni brani registrati durante le prove dello spettacolo…

Per ora godetevi l’intervista

YouTube Preview Image

Comments (0)

Intervista a Ozmo: protagonista al Museo del Novecento di Milano con PreGiudizio Universale

Tags: , ,

Intervista a Ozmo: protagonista al Museo del Novecento di Milano con PreGiudizio Universale

Posted on 13 February 2012 by re-d

YouTube Preview Image

Siamo andati a curiosare nel temporary atelier che ospita Gionata Gesi, in arte Ozmo, presso il Museo del ’900 di Milano. PreGiudizio Universale è la mostra “live” di Ozmo, un’esposizione-evento durante la quale il writer dipinge dal vivo circondato dal pubblico che conclude il percorso dello spazio espositivo incamminadosi all’uscita e di fronte alle persone che si trovano a passeggiare da via Marconi. Una bella chiacchierata che vira tra digressioni artistichestreet art sempre meno “street” e sempre più “social”, il Vasari, il Botticelli e la rete come bacino continuo di ispirazione.

La mostra si espande, giorno dopo giorno, e si trasforma fino al suo completamento. Ozmo ha cominciato a lavorare a Il PreGiudizio Universale il 2 febbraio per poi concludersi il 16 febbraio quando, a partire dalle 18, ci sarà il finissage-vernissage quando verrà presentata la mostra finita con DJ set e proiezioni, poi visionabile fino al 26 febbraio a ingresso gratuito.


Al centro sociale Leoncavallo di Milano c’è una delle sue opere murali più famose, definita da Vittorio Sgarbi “la Cappella Sistina della contemporaneità” e scelta come copertina del libro I graffiti del Leoncavallo edito da Skira. Tra i suoi progetti ci sono anche un’opera pubblica di oltre 300 metri quadri nel centro storico di Danzica in Polonia, la partecipazione alla Moscow Young Biennial, un wall painting di oltre 40 metri a Forlì e un altro intervento Big Fish Eats Small Fish, realizzato a Londra nel quartiere di Shoreditch. La sua opera più recente è Still Death, realizzata su pvc trasparente alla Fabbrica del Vapore di Milano in occasione del lancio italiano del dvd di Banksy, Exit through the gift shop.

Riprese a cura di Marco Sanasi

Comments (0)

re-port intervista Cesare Malfatti

re-port intervista Cesare Malfatti

Posted on 22 November 2011 by re-d


Fogli di moleskine cuciti a mo’ di portafogli, un filo rosso sottile entra ed esce dalla custodia del nuovo CD di Cesare Malfatti.

Un prodotto unico, numerato, stampato, datato e “costruito” interamente da Cesare sotto i nostri occhi.

Proprio così, home made, firmato e cucito a macchina (mail a cesare.malfatti@gmail.com per ordinarne una copia).Il primo album da solista dell’ex La Crus è il frutto di una sconfinata passione per la musica; undici tracce acustiche, intime, ricche di atmosfera (tutti i pezzi sono ascoltabili dal blog cesaremalfatti.blogspot.com).

Abbiamo scelto di intervistare Cesare Malfatti nel palco dove si è appena esibito, in mezzo alle sue cose, incastrando due seggiole tra gli amplificatori e i microfoni. Luci bollenti e ombre gigantesche sul muro bianco. Un viaggio all’interno di un artista in continuo movimento, che ama il suo mondo e che soprattutto ascolta musica, parlandone più che volentieri.

Mi sono portato via da Cesare la sua ferma convinzione che oggi abbiamo tutti i mezzi per fare le cose che ci piacciono in autonomia, che siano scattare una fotografia, scrivere una lettera appassionata o, appunto, produrre un album cantautoriale.

Bisogna coltivare le idee, prestarci tempo, la giusta attenzione…ed avere la fortuna di avere a che fare con persone che ci ricordano quanto sia importante tenere la luce accesa.

Vi lascio all’intervista e mi scuso anticipatamente per l’effetto “imbolsisci”, nuova feature della telecamere di noi remooders giocherelloni.

Enjoy!

YouTube Preview Image

Vuoi ospitare l’house concert di Cesare Malfatti o prenotare il tuo biglietto? scrivi a info@house-concert.it  

Comments (0)

Ex Wave, dalla classica all’elettro-onirica: L’intervista

Tags: ,

Ex Wave, dalla classica all’elettro-onirica: L’intervista

Posted on 14 November 2011 by re-d

Non è sufficiente studiare alla perfezione la musica per renderla fruibile e appassionante. Questo l’assunto di questo giovane duo umbro: Ex Wave. Sono al secondo album e possono già vantare un curriculum di tutto rispetto. Dopo aver intrapreso una prestigiosa carriera classica accademica, dalla Mozarteum di Salisburgo alla Royal di Londra, dal 2007 si lanciano in un progetto musicale frutto del dialogo armonico di archi, pianoforte e sintetizzatore, “un percorso sperimentale che non ha schemi”. I riconoscimenti internazionali non si fanno attendere e così anche le collaborazioni prestigiose con Alan Wilder (Depeche Mode) Astrid Young (sorella di Neil) o Mike Garson (pianista e arrangiatore storico di David Bowie e Smashing Pumpkins). Il nuovo album, “Plagiarism” mescola classico ed elettronico, dance e divagazioni oniriche che guardano alla magniloquenza deu Sigur ros, al minimalismo degli Autechre e allo sperimentalismo di Alva Noto. Li incontriamo prima del loro live alla Salumeria della Musica dove suoneranno la maggior parte delle canzoni dietro a un pannello 4×3. Esempio perfetto della totale sincronia che accompagna la loro musica alla video-arte.

 

Come è avvenuto l’incontro con la musica elettronica?

Concluso il nostro percorso accademico e iniziata la carriera da musicisti classici ci siamo accorti che volevamo assecondare la nostra voglia di iniziare un percorso che si svincolasse dai generi. La classica ti da gli strumenti per eseguire, ma noi volevamo comporre, plasmare un suono, non necessariamente qualcosa di già sentito. Da qui l’idea di far dialogare gli studi con la nostra passione per la musica moderna e con l’incontro/scontro tra gli strumenti della tradizione quali il violino, la viola e il pianoforte e i loro fratelli elettrificati come la Violectra e i sintetizzatori. La filosofia degli Ex.Wave, nonostante il percorso “classico”, è quella di interiorizzare tutti i suoni e i generi senza alcuna remora.

 

Una scelta atipica: di solito si sceglie un genere poi si compone.

Prendi il’ultimo album degli Arcade Fire, bellissimo a livello vocale e melodico, ma piatto per la varietà degli arrangiamenti. Non è il percorso che ci interessa; volevamo fare musica partendo da un’idea molto semplice: se l’arte è specchio dell’essere umano, volevamo intraprendere un percorso vario e molteplice che rispecchiasse più stati d’essere.

 

Infatti il vostro album Plagiarism è sorprendente per varietà di stili.

Partiamo da un presupposto: ci siamo sempre stupiti di come quasi tutti gli artisti riescano a fare album tutti uguali; oppure si esprimono diversamente in ogni album: scelgono inizialmente un percorso che poi cambieranno in occasione del lavoro successivo. Invece a noi piace esprimere ciò che siamo, in tutta la nostra pluralità, senza attribuirci un’etichetta. Fermo restando un risultato equilibrato, personale e godibile.

 

Avete avuto modo di comporre anche musiche originali per alcune Mostre importanti. Che esperienza è stata?

Quando nel 2008 ci ha contattato Giuseppe Stampone per comporre dei brani al pianoforte per delle sue importanti mostre a Roma accettammo con entusiasmo, ma non potevo immaginare che poco dopo portandolo nel progetto Ex.Wave le nostre musiche sarebbero passate da Roma al Moma di New York. È stata un’esperienza davvero fantastica e allo stesso tempo utile, perché lavorare con artisti alle prese con le loro installazioni ci ha permesso di confrontarci con le arti visive. Oggi c’è assoluto bisogno di interagire con altri mondi artistici come il cinema e la video arte.

 

Al momento state collaborando con qualcuno?

Di recente abbiamo avviato una collaborato con il videoartista Bill Viola che ha utilizzato una nostra musica per un suo progetto. Con lui c’era l’idea di realizzare una grossa installazione: sono 25 cortometraggi commutativi che interagiscono tra loro. Un progetto complesso che speriamo veda la luce in un futuro prossimo. Come avrai capito l’aspetto visivo ci accompagna sempre, d’altronde alcuni ci hanno definito electro onirici. Una definizione che ci calza a pennello.

 

YouTube Preview Image

Comments (0)

re-port intervista Benedetta Panisson

re-port intervista Benedetta Panisson

Posted on 15 October 2011 by re-d

YouTube Preview Image

 

La prima mostra della stagione espositiva 2011/2012 di Kolima Contemporary Culture vede come protagonista Benedetta Panisson con la personale dal titolo “ROTATION F TO M”.

La mostra

Benedetta Panisson durante una sua live performance selezionò un uomo tra il pubblico. A quest’uomo chiese di essere lei nel suo prossimo progetto. Lui accettò. L’uomo selezionato si chiama Guido Mangialavori. O Benedetta Panisson? Il progetto è il risultato di cinque anni di osservazione, analisi e studio dell’artista sull’uomo selezionato. Un calmo processo d’incorporazione, di riadattamento sessuale, un atto per togliersi di mezzo, tirare fuori tutto e mettere tutto dentro. Ogni dato raccolto, tutto il resto esploso. Il progetto “Rotation F to M” è iniziato nel 2005 durante una live performance (“rotation white”), tenutasi presso la Centrale di Fies in occasione del Premio Internazionale della Performance, curato da Marina Abramovic, Fabio Cavallucci e la Galleria Civica di Arte Contemporanea di Trento. Esposto nelle sue fasi iniziali presso la Fondazione Bevilacqua la Masa, il Museo della Permanente e alla Galleria Riccardo Crespi, viene ora presentato nella sua versione inedita e conclusiva presso gli spazi di Kolima Contemporary Culture, a cura di Federica Tattoli e Mauro Mattei.

 

Video trailer Rotation F to M 

L’Artista Benedetta Panisson è nata a Venezia nel 1980. Laureata in Estetica, Università Ca’ Foscari, Venezia, ha un Master di specializzazione in Nuove Tecnologie per l’Arte, Accademia di Belle Arti di Brera, Milano. Attualmente vive e lavora a Milan

Ingresso libero.

Comments (0)

re-port Max Zanotti presenta L’Illusione

re-port Max Zanotti presenta L’Illusione

Posted on 11 October 2011 by re-d

La cornice come quella offertaci da Kolima Contemporary Culture, in occasione della prima mostra collettiva di First Floor Under, regala un quadro davvero suggestivo alla nostra intervista.
Max Zanotti, ex leader dei Deasonika, è un fiume in piena di idee e di sonorità assolutamente senza barriere e ideologie musicali; dopo aver collaborato al progetto aperto Rezophonic e ad un anno di distanza dallo splendido album Crossover (in coppia con Floriano Bocchino), Zanotti è qui per presentare il suo primo album da solista, “L’illusione”.

Max regala al pubblico presente il nuovo singolo “Ricordati di me”, eseguito totalmente acustico, scaldando un’atmosfera già ad altissimi livelli di calore e partecipazione. Un musicista a tutto tondo, voce potente e leggera e dita soffici sulle corde di una chitarra romantica e a tratti anche “maltrattata”.

Lo abbiamo intervistato per voi, comodamente seduti sotto le fotografie che Alice Pedroletti ( First Floor Under) ha prodotto per il lancio dell’ album.

Ecco l’intervista, dai vostri inviati di Re-Mood.

Enjoy!

YouTube Preview Image

Comments (0)

re-port intervista i FREAKS!

re-port intervista i FREAKS!

Posted on 29 September 2011 by re-d

 YouTube Preview Image

Solo l’entusiasmo disinnesca il sistema”. Canticchiavo questa canzone mentre uscivo di casa, complice un sole forte e grande così.

Alle 18 avremmo incontrato il cast della webserie italiana “Freaks!”, a Milano per il lancio della compilation “Songs from Freaks! – The Series” e per il casting della seconda e attesissima serie.

Dopo qualche minuto di auto mi accorgo che la camicia a quadretti bianchi e blu non mi avrebbe aiutato nell’intenzione di farmi raccomandare per un cameo in una puntata della prossima stagione…nel baule avevo una parrucca bionda e una maglietta della juve, per cui ho deciso di non cambiarmi nonostante fossi seriamente combattuto.

Arriviamo nella sede del nostro appuntamento con un buon anticipo, giusto per gustarci un aperitivo corposo con tanto di versi e gridolini di piacere, fino ad arrivare al sexy morso sul labbro per descrivere un tramezzino di almeno mezzo chilo ripieno di cotoletta di pollo.
Devo dire che il prosecco aiuta molto, una piastrella farcita di das avrebbe strappato comunque un sorriso.

Poco prima che il cast della serie e una parte del gruppo musicale “About Wayne” (Giampaolo Speziale, il Gabriele Moldi di Freaks, è anche il cantante della band) si offrissero alle domande, ai baci e alle foto di un bel pubblico per lo più di teenager, butto l’occhio sulla compilation. Con estrema gioia nel cuore, scopro che uno dei pezzi è “Polaroid” dei Confield, rock band romana capitanata da un mio grande amico, Gianluca Buttari.
Avete presente quando le cose prendono la piega giusta? Ecco, così.

Si respira un sano entusiasmo, fresco, oserei dire genuino.

I ragazzi di Freaks, oltre ad essere giovani e davvero bravi, sono realmente contenti di quello che stanno facendo e il pubblico dei fan, noi stessi e l’atmosfera intera lo percepisce. Giovani ed entusiasti, leggeri e gentili.

Arriva il nostro momento, l’intervista al cast e ad uno dei registi, Matteo Bruno ragazzo di 20 anni talentuosissimo, simpatico, timido al punto giusto.
Peccato soltanto che abbia categoricamente escluso qualsiasi tipo di mia partecipazione alla prossima serie; avevo già in mente una serie di superpoteri da marciapiede, come “tirare e fare sempre gol”, “mangiare a dismisura senza ingrassare” fino ad arrivare a sogni ben più beceri che non sto qui a scrivere. Peccato davvero.

Una bella chiacchierata, ecco cosa è stata. Gioia, voglia di raccontare e di non chiudersi in un pacchetto predefinito.
Ragazzi giovani con un “tiro” di spessore, risate spontanee e nitide. Idee, ambizione con coscienza.

Siamo tutti contenti di essere in quella stanza, il tempo stringe ma continueremmo a parlare di musica con Ilaria e Claudia, le quali hanno citato canzoni da sempre presenti nella mia playlist.

Belli e bravi.

“Solo l’entusiasmo disinnesca il sistema”

Godetevi l’intervista!

Davide

 

 

Comments (0)

L’intervista a Paolo Benvegnù: “suonare in Italia è una meravigliosa passività”

Tags:

L’intervista a Paolo Benvegnù: “suonare in Italia è una meravigliosa passività”

Posted on 25 July 2011 by re-d

YouTube Preview Image

Perché in Italia i bravi tardano a farsi conoscere al grande pubblico? E’ una domanda che in molti si sono fatti, innumerevoli volte. Uno di questi è senz’altro l’ex Scisma. Le labbra e l’EP 500, usciti tra il 2008 e il 2009, hanno fatto fare a Paolo Benvegnù un salto di notorietà, seppur lieve, grazie anche alle recensioni entusiastiche di alcuni scribacchini (Rolling Stone si era espresso così: “Undici brani che rasentano la perfezione”).

La lunga marcia verso la consacrazione continua con Hermann, l’ultimo lavoro. Suoni pieni, ricchi, orchestrazioni e melodie affascinanti. Ma la vera sorpresa sono i testi: l’album è un’antologia di 13 canzoni costruite come altrettanti episodi cinematografici. Al telefono chiediamo a Paolo Benvegnù qualche spiegazione su quelle che difficilmente possono essere considerate canzonette. Lui ha una gran voglia di spiegarsi, e non ha alcun freno nel raccontare la genesi e il significato che stanno alle spalle di “Hermann”, già acclamato dalla critica come un piccolo capolavoro.

Qual’è l’idea intorno a Hermann?

L’idea gravita attorno all’umano. Parlare dell’uomo da uomo, appunto. Una sorta di chanson de geste con cui far comprendere che i problemi, dalla preistoria ad oggi, per noi sono sempre gli stessi. Anzi, fondamentalmente uno: come riuscire ad armonizzare il mare piccolo con il mare grande, noi con tutto ciò che ci circonda. escamotage manzoniano

Alquanto ambizioso…

Ho voluto raccontare la storia dell’uomo, dal mito di Narciso a Cyrano de Bergerac, usando archetipi che tutti consociamo. Presuntuosamente è la storia dell’uomo, quella che potremmo definire la sintesi evolutiva/involutiva della nostra storia. Detto così sembra che ho voluto cercare la pietra filosofale; in realtà è sì una costruzione ambiziosa, ma soggetta al fallimento.

L’epica affascina sempre tanto!

E’ la storia dell’uomo che affascina, tragica e impietosa. Penso a Melville ad esempio. Il fine di ogni artista è raccontare delle storie e mai come in questo momento raccontare storie interessa alla gente. D’altronde se anche Amici di Maria de Filippi racconta storie, per quanto edulcorate, qualcosa significherà.

Ti lusingano le critiche positive sul tuo nuovo lavoro?

Non mi lusingano. Io cerco di non guardarle. Mi lusinga il prodotto, alcuni scritti di quel disco sono abbastanza definitivi a livello personale e io sono un po’ più sereno. Spesso invece mi lusingano le cose semplici, la cordialità di un estraneo per esempio.

Mi chiedo cosa realmente appaga un musicista?

Il raggiungimento di un certo tipo di salvezza. L’artista è una persona un po’ malata per definizione, sempre alla ricerca della salvezza dell’anima. L’arte è un margine personale per migliorare la vita interiore e l’appagamento è il momento in cui ti senti un po’ più saldo dentro.

Cos’è l’esperienza e come è possibile metterla giù in musica?

Cito Carmelo Bene: Per vedere bisogna essere totalmente ciechi e per ricordare bisogna totalmente dimenticare. Ecco questo è interessante, per quanto giocato sugli ossimori. Lui era bravo; aveva gli occhi da pazzo. Io sembro solo un orsacchiotto.

Mi racconti dell’idea originaria, quella del film?

Originariamente era quella di fare 13 capitoli di questa sintesi evolutiva. Drammaticamente dal punto di vista economico abbiamo potuto fare solo il disco. E dobbiamo ripagare anche quello. D’altronde in Italia suonare è una meravigliosa passività.

Comments (0)

La ricostruzione musicale dell’Aquila: intervista con gli Zona Rossa Krew

Tags: ,

La ricostruzione musicale dell’Aquila: intervista con gli Zona Rossa Krew

Posted on 06 April 2011 by Davide Schiappapietra

YouTube Preview Image

A due anni dal terremoto gli Zona Rossa Krew sono tra i capofila della rinascita artistica e culturale dell’Aquila. Fanno hip hop consapevole, aggressivo, tecnicamente di alto livello. In Voci dal Cratere, disco d’esordio, portano indietro l’orologio agli anni delle posse, delle rime nate nei centri sociali e alla rabbia diretta, senza ironie o ammiccamenti. Prima delle collane d’oro, prima dei gangster allo zafferano, prima di successo, soldi, “bamba” e unghiate tra primedonne di periferia.

Loro raccontano la città distrutta e i suoi abitanti. Parlano di orrore e riscatto, denunciano le istituzioni e un brutto futuro prefabbricato, pianificato a tavolino, a cui si sentono condannati. E facendolo spaccano. Lo sanno a Radio 3 dove il loro album “Voci dal Cratere” è stato votato tra le cinque perle italiane dell’anno; lo sanno nei locali e centri sociali di tutta Italia dove hanno portato il loro show.

Esattamente due anni fa il terremoto ha distrutto e ucciso. Poi c’è stato un altro tipo di distruzione, lenta e costante: quella del tessuto sociale, di tutti quei legami che una città crea e sostiene. L’Aquila a due anni dal terremoto non è stata ricostruita, il suo centro è lasciato li, semideserto. Come urlano gli ZRK, molti vivono nelle new towns di prefabbricati, lontane chilometri dal centro, isolate, dove i vecchi legami non esistono e ci si ritrova nei centri commerciali.

Gli Zona Rossa Krew, insieme a tanti, non hanno aspettato le decisioni prese da Roma. Occupando un ex manicomio in piena città, lo hanno trasformato in Casematte; e li ci fanno controinformazione, attività culturali, arte e musica. Hanno costruito un centro sociale che sa molto di centro cittadino; una piazza che non nasce intorno a una chiesa ma attorno alla creatività e a molta musica. Una factory nata dalla necessità e che è il centro di un movimento artistico e culturale che parte dal cratere e si espande a tutta la penisola.

re-mood ha incontrato gli Zona Rossa Krew

YouTube Preview Image

YouTube Preview Image

YouTube Preview Image


Comments (0)

Advertise Here

Photos from our Flickr stream

See all photos

Advertise Here