Una volta si andava dal parrucchiere perchè sì, si aveva bisogno del taglio, ma anche per scambiare 4 chiacchiere con piacevolezza con il tuo amico-fidato-barbiere. Mio nonno diceva sempre: il miglior barbiere non è colui che taglia meglio ma quello che ti fa passare una piacevole mezzora di chiacchiere, solitamente un posto dove si va per parlare male della moglie o della fidanzata, per sbeffeggiare il panettiere scortese, per smadonnare sui politici ladri e l’aumento dei prezzi. Insomma un’isola felice, un luogo di socialità e aggregazione. Una nobile professione che al cinema ci ha regalato ritratti indimenticati, dal barbiere italiano in Gran Torino (guarda caso negli Stati Uniti ci deve essere stata un’epidemia di mestieranti italiani) fino ai siparietti confezionati da Eddy Murphy nel Principe Cerca moglie. Da qualche parte ci sono ancora, mi assicurano. Io ci sono stato ed è stato piacevole, finché è durato.
Poi ho scoperto che con 8 euro potevo effettuare il taglio in soli 20 minuti. Un record. Ottimizzare i tempi risparmiando moneta. Efficienza allo stato puro. E’ la crisi che esige di cambiare le abitudini, in nome di un understatement che tocca inevitabilmente anche i piccoli piaceri quotidiani, come lo era il barbiere.
Ora i parrucchieri cinesi spopolano, che in genere sono posti abbastanza squallidi. Spesso eredità di vecchi negozi con annessa mobilia d’antan, compresi i flaconi di lozione Roger Gallet in mostra su vetrine impolverate. Chi frequenta i parrucchieri cinesi non ve lo dirà mai, ma sono in tanti a farsi acconciare da emaciati ragazzotti con il ciuffo emo, spesso decolorato. C’è ancora molta pudicizia nell’ammettere di frequentare questi negozi, come se fosse un tabù, come una volta lo era mangiare dal cinese. E’ solo una questione di risparmio o c’è anche qualcosa d’altro? C’è altro, ben altro. Ecco i 10 motivi per tagliare i capelli dal cinese:
1: Testare la vera efficienza fordista
Il popolo cinese, è indubbio, ha un’attitudine a lavorare duro ed efficientemente. Lo si nota anche in questi piccoli negozi, dove si traspone l’immaginario della catena di montaggio di tipo fordista. Entri, qualcuno di saluta meccanicamente con un sorriso cinese (che solitamente è perennemente stampato) e ti si dice: si sega plego. Certo, confutando equivoci imbarazzanti, solitamente ci si siede aspettando il turno leggendo pubblicazioni dozzinali che mostrano seni rifatti in spiagge della Versilia. Si aspetta, mai troppo. L’estrema precisione della timeline è scandita da forbici che tagliano alla velocità della luce.
2: Ogni volta una nuova messainpiega, come alla roulette!
Come il biscotto della fortuna cinese, può capitarti di tutto. Si assiste alla comparsa di sempre nuovi garzoni, un ricambio di personale che neanche nelle miniere di carbone del Wan Tang. A meno che tu non voglia farteli tagliare dalla titolare, sempre presissima, è una specie di roulette russa: ti può capitare qualunque cosa. E i tuoi capelli saranno sempre diversi, indipendentemente da quello che desideravi.
3: Testare la conoscenza del linguaggio dei segni!
Spiegare al cinesino di 17 anni che spiaccica malamente 2 parole è impresa titanica. I gesti sono d’obbligo, spiegando che vorresti solo accorciali cominci a muovere le dita indicando 2 dita di lunghezza sperando che in Cina abbiano lo stesso nostro sistema metrico decimale. Ho visto gente mostrare foto sul telefonino. Pare la soluzione migliore.
4: Come sentirsi nel proprio bagno: usare il proprio shampoo!
Altro capitolo che imbarazza più di una signora: lo shampoo. Tutti hanno paura dello shampoo cinese, come se fosse inspiegabilmente tossico o cancerogeno, solo perché c’è il sospetto che sia fabbricato in un remoto stabilimento chimico della regione della Wan Ton con imprecisati scarti alimentari. Per ovviare alla psicosi c’è il rimedio: lo shamppo “portato da casa”. Nel mio parrucchiere c’è la mensola dedicata agli shampoo personalizzati. Lo porti e lo lasci la, con il tuo nome scritto sul flacone. Io appartengo alla categoria fatalisti: uso lo shampoo autoctono, nel senso cinese. Quando il ragazzo mi massaggia la testa insaponata non posso fare a meno di immaginarmi senza capelli. Ma si tratta di un lampo, smorzato subito dal rumore del phone.
5: Una acconciatura zen: 15 minuti di silenzio.
Una volta sotto le forbici, dopo la snervante spiegazione, passano quei 15 minuti di totale silenzio. Non vi capiterà mai più durante tutta la giornata. Puoi decidere di romperlo con un commento sul taglio di capelli del giovane garzone. Solitamente le loro acconciature assomigliano a quelle di Actarus di Daitarn 3. Specie emo con ciuffo a punta e occhi a mandorla. La risposta, quando contemplata, sarà solo un sorriso seguito dal suono onomatopeico “Ohoo”. Alcuni tentano l’approccio più classico: da quanto tempo sei in Italia? La risposta non sarà mai banale, ma conterrà nella frase sempre qualche suono onomatopeico seguito da non meglio precisate coordinate spazio temporali.
Marco Trabucchi




































