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Il boom dei parrucchieri cinesi: 5 motivi per andarci

Posted on 27 October 2012 by re-d

Una volta si andava dal parrucchiere perchè sì, si aveva bisogno del taglio, ma anche per scambiare 4 chiacchiere con piacevolezza con il tuo amico-fidato-barbiere. Mio nonno diceva sempre: il miglior barbiere non è colui che taglia meglio ma quello che ti fa passare una piacevole mezzora di chiacchiere, solitamente un posto dove si va per parlare male della moglie o della fidanzata, per sbeffeggiare il panettiere scortese, per smadonnare sui politici ladri e l’aumento dei prezzi. Insomma un’isola felice, un luogo di socialità e aggregazione. Una nobile professione che al cinema ci ha regalato ritratti indimenticati, dal barbiere italiano in Gran Torino (guarda caso negli Stati Uniti ci deve essere stata un’epidemia di mestieranti italiani) fino ai siparietti confezionati da Eddy Murphy nel Principe Cerca moglie. Da qualche parte ci sono ancora, mi assicurano. Io ci sono stato ed è stato piacevole, finché è durato.

Poi ho scoperto che con 8 euro potevo effettuare il taglio in soli 20 minuti. Un record. Ottimizzare i tempi risparmiando moneta. Efficienza allo stato puro. E’ la crisi che esige di cambiare le abitudini, in nome di un understatement che tocca inevitabilmente anche i piccoli piaceri quotidiani, come lo era il barbiere.

Ora i parrucchieri cinesi spopolano, che in genere sono posti abbastanza squallidi. Spesso eredità di vecchi negozi con annessa mobilia d’antan, compresi i flaconi di lozione Roger Gallet in mostra su vetrine impolverate. Chi frequenta i parrucchieri cinesi non ve lo dirà mai, ma sono in tanti a farsi acconciare da emaciati ragazzotti con il ciuffo emo, spesso decolorato. C’è ancora molta pudicizia nell’ammettere di frequentare questi negozi, come se fosse un tabù, come una volta lo era mangiare dal cinese. E’ solo una questione di risparmio o c’è anche qualcosa d’altro? C’è altro, ben altro. Ecco i 10 motivi per tagliare i capelli dal cinese:

 

1: Testare la vera efficienza fordista

Il popolo cinese, è indubbio, ha un’attitudine a lavorare duro ed efficientemente. Lo si nota anche in questi piccoli negozi, dove si traspone l’immaginario della catena di montaggio di tipo fordista. Entri, qualcuno di saluta meccanicamente con un sorriso cinese (che solitamente è perennemente stampato) e ti si dice: si sega plego. Certo, confutando equivoci imbarazzanti, solitamente ci si siede aspettando il turno leggendo pubblicazioni dozzinali che mostrano seni rifatti in spiagge della Versilia. Si aspetta, mai troppo. L’estrema precisione della timeline è scandita da forbici che tagliano alla velocità della luce.

 

2: Ogni volta una nuova messainpiega, come alla roulette!

Come il biscotto della fortuna cinese, può capitarti di tutto. Si assiste alla comparsa di sempre nuovi garzoni, un ricambio di personale che neanche nelle miniere di carbone del Wan Tang. A meno che tu non voglia farteli tagliare dalla titolare, sempre presissima, è una specie di roulette russa: ti può capitare qualunque cosa. E i tuoi capelli saranno sempre diversi, indipendentemente da quello che desideravi.

 

3: Testare la conoscenza del linguaggio dei segni!

Spiegare al cinesino di 17 anni che spiaccica malamente 2 parole è impresa titanica. I gesti sono d’obbligo, spiegando che vorresti solo accorciali cominci a muovere le dita indicando 2 dita di lunghezza sperando che in Cina abbiano lo stesso nostro sistema metrico decimale. Ho visto gente mostrare foto sul telefonino. Pare la soluzione migliore.

 

4: Come sentirsi nel proprio bagno: usare il proprio shampoo!

Altro capitolo che imbarazza più di una signora: lo shampoo. Tutti hanno paura dello shampoo cinese, come se fosse inspiegabilmente tossico o cancerogeno, solo perché c’è il sospetto che sia fabbricato in un remoto stabilimento chimico della regione della Wan Ton con imprecisati scarti alimentari. Per ovviare alla psicosi c’è il rimedio: lo shamppo “portato da casa”. Nel mio parrucchiere c’è la mensola dedicata agli shampoo personalizzati. Lo porti e lo lasci la, con il tuo nome scritto sul flacone. Io appartengo alla categoria fatalisti: uso lo shampoo autoctono, nel senso cinese. Quando il ragazzo mi massaggia la testa insaponata non posso fare a meno di immaginarmi senza capelli. Ma si tratta di un lampo, smorzato subito dal rumore del phone.

 

5: Una acconciatura zen: 15 minuti di silenzio.

Una volta sotto le forbici, dopo la snervante spiegazione, passano quei 15 minuti di totale silenzio. Non vi capiterà mai più durante tutta la giornata. Puoi decidere di romperlo con un commento sul taglio di capelli del giovane garzone. Solitamente le loro acconciature assomigliano a quelle di Actarus di Daitarn 3. Specie emo con ciuffo a punta e occhi a mandorla. La risposta, quando contemplata, sarà solo un sorriso seguito dal suono onomatopeico “Ohoo”. Alcuni tentano l’approccio più classico: da quanto tempo sei in Italia? La risposta non sarà mai banale, ma conterrà nella frase sempre qualche suono onomatopeico seguito da non meglio precisate coordinate spazio temporali.

 

Marco Trabucchi

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Operazione nostalgia 2.0 – Instagram Socialmatic Camera

Operazione nostalgia 2.0 – Instagram Socialmatic Camera

Posted on 18 July 2012 by re-d

Chi come me è nato negli anni 70 avrà di certo qualche Polaroid che lo ritrae con amici o partenti e ricorderà con quale curiosità si scrutava quella linguetta quadrata che usciva “per magia” dalla macchina e come la si fissava durante la fase si sviluppo, io addirittura ricordo l’odore agre e alcolico della patina appiccicosa della foto.

Sicuramente l’operazione nostalgia è stata alla base del successo di tutte quelle app scaricabili per iPhone, BlackBerry, Smartphone etc che permettono di modificare le lenti, la pellicola e aggiungere effetti, sfumature o quant’altro. Tra le più in voga e “social” è sicuramente Instagram che per rendere omaggio alla Polaroid propone lo stesso formato quadrato.
Polaroid nell’ultimo ventennio ha provato a riproporre diverse macchine fotografiche digitali a stampa immediato, ma senza riuscire ad eguagliare il successo di mercato degli anni’70 ‘e 80 per poi nel 2008 annunciare  la cessazione della produzione di pellicole istantanee, mandando nello sconforto tutti quegli appassionati che ancora possedevano un modello storico.
Nonostante il tentativo di proporre nuove macchine con tecnologie più avanzate e la nomina di Lady Gaga come direttore creativo dello storico marchio, ad oggi non sono riusciti a tornare agli antichi fasti. La svolta potrebbe essere affidata all’idea del designer italiano Antonio De Rosa che propone un concept Instagram Socialmatic Camera dove si uniscono le funzionalità della Polaroid all’appeal retrò delle lenti Instagram ai tools 2.0.
Una macchina fotografica digitale con 16 GB di Memoria; Wifi e Bluetooth, schermo touchscreen 4:3; un obiettivo per gli scatti e uno per webcam, lettura QR code, filtri 3D; Zoom ottico; Flash Led; stampante interna con carta da foto Instagram; cartuccie di 4 colori e un InstaOs 1.0 . Al momento è ancora un progetto, ma dopo la recente acquisizione di Instagram da parte del re dei Social Mark Zuckerberg per quasi un miliardo di dollari in contanti e azioni, pare che possa diventare realtà nel prossimo futuro… e noi aspettiamo ansiosi lo sviluppo.
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A Milano apre Vinile: quando il disco gira nel modo giusto

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A Milano apre Vinile: quando il disco gira nel modo giusto

Posted on 22 December 2011 by re-d

Sembra un paradosso, ma nell’epoca dell’Ipod c’è ancora qualcuno che mitizza il vinile e ci costruisce sopra un’attività. Grazie a dio. Un negozio di dischi per la precisione, ma anche ritrovo e punto di ristoro. Succede, quando la passione per la musica segue solchi non precostituiti.

D’altronde tra le passioni del musicofilo c’è quella del feticcio (lo diceva anche il protagonista di Alta Fedeltà) e il buon vecchio vinile è il Feticcio musicale per antonomasia, prima del biglietto del concerto, prima del cd, millenni prima dell’I-Pod.

L’idea è di Gianluca Soresi, 43 anni, milanese, un passato da discografico, che da qualche giorno ha aperto al 17 di via Tadino “Vinile”. Nome vintage, catalogo vintage, cuore vintage. Ci sono cinquecento pezzi da collezione, tra jazz, soul e il funk della Motown.

L’idea alla base di Vinile – Round about music, art, wine & food – è di creare un ‘piccolo spazio analogico’, declinando dal sistema d’incisione dei vecchi LP: un locale dove ritrovare il piacere dello stare bene in mezzo a oggetti e suoni che hanno in qualche modo accompagnato la vita di tutti e riscoprire sapori e gusti veri, che con un bel po’ di passione e ricerca ambiscono a farlo diventare un punto di riferimento per musicofili, collezionisti, gourmet, nostalgici, curiosi…

Come anche gli arredi dal design vintage, le locandine, i mangiadischi d’epoca. Tutto è in vendita in quella che Gianluca definisce “una stanza giochi per bambini che non vogliono crescere”. Vinile chiude alle 22 e offre pranzi e aperitivi con prodotti regionali, tra vini rossi come Sassella e Grumello e carni rare come le slinzeghe, le bresaole naturali e i salamini di cervo. Qui la pagina FB.

 

VINILE – Round About: Music – Art – Wine – Food –via Tadino 17 Milano

vinilemilano@gmail.com
www.vinilemilano.com

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Gola profonda: Franceschetta58

Posted on 14 December 2011 by re-d

E siamo nel mondo dei vapori e delle fiamme accese a sfrigolare.

Quello della cucina, dove gli incontri, tra ingredienti e umanità, sono alchemici e di magia.

Mi muovo nell’arte gastronomica come una studiosa esteta , in anticipo – spesso ­- di un piatto e in ritardo di un battito. E credo che tutto sia nato là, da bambina, quando gli odori dello stracotto, esuberante, e la semplicità di quello dei tortelli d’erbetta al burro, mi riempivano di desiderio e di emozione.

Perché, in fondo, quello che si va cercando per una vita intera, una volta adulti e che il palato si è fatto maturo, è di tornarci, lì, a spiare quei fornelli di casa che riempivano la famiglia di festa e una volta seduti a tavola, beh…come sul trono di un regno.

Questo il senso delle due personalità culinarie di Massimo Bottura e Marta Pulini due vere star della cucina, entrambi modenesi, entrambi ambasciatori italiani del sapore nel mondo; insieme fondono il ritorno della cucina di casa della domenica ( per questo grande) con l’evoluzione e la mescolanza del passato col domani, del qui e dell’altrove, del cotto e del crudo, dello sweet e del sour. E nello stesso modo si mescolano loro stessi nella  “ Franceschetta58 ” e nel suo nuovo oggi di cui sono gli chef.

Anche gli arredi quasi iper design, le suppellettili, i piatti tutti diversi e che sanno di credenza, disposti con disinvoltura dai camerieri in mezzo alla tavola e sulle pareti, convivialmente…ci si trova a servire se stessi e i propri commensali come se il cibo fosse frutto delle proprie mani…e tutto porta alla nuova e ritrovata interpretazione di un tempo impastato alla storia del suo futuro: una modalità nuova ma intima, quella di dover scegliere tra tante portate dal prezzo contenuto (7€) da “mettere in mezzo” per assaggiare prelibatezze senza ordine o regola che sia.

Gioco con i sapori e le forchette di chi si contende l’ultimo boccone.

Il coniglio in porchetta, con quel sentore di finocchietto ed erbe da orto mediterraneo che racconta del lento appassire del lardo di colonnata sulla sua pelle… un’emozione, le polpette di pollo e ricotta, morbidissime ma fritte e affogate in un sugo rosso da “scarpetta” col babà salato che le accompagna e che si impregna di tutto il loro gusto…e ci ho infilato addirittura il naso nella zuppa di spinaci filanti dei calamari in zimino, rubicondi dal vino rosso di cui hanno saputo godere in cottura…

Finisco il pasto con una risata e il palato felice.

Io, una sera qualunque di questo autunno, ci ho cenato in questo “gastro pub”. E come per molte cose che si rivelano importanti, la prima volta è quella che conta.

Brasserie franceschetta58 via vignolese,58 modena

Dalle 18:30 alle 24:00 / chiusura la domenica

0593091008 - Info@franceschetta58.it

 

 

 Daria Vitali

 

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Reoose.com: quando una buona idea non è riciclata

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Reoose.com: quando una buona idea non è riciclata

Posted on 26 September 2011 by re-d

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Reuse, reduce, recycle. Le 3 “R” ecologiste, cantate anche da Jack Johnson, sono li a dimostrare che la via è tracciata. In un mondo perfetto non si butterebbe via niente. Invece, purtroppo, la realtà si manifesta in maniera totalmente opposta: quando qualcosa non serve più la accantoniamo, la gettiamo nel dimenticatoio, in soffitta, o peggio in discarica.

Così, per liberare i tesori stipati nelle vostre cantine e soffitte arriva in soccorso il neonato sito REEOSE, che mette in contatto coloro che hanno deciso di donare una cosa che non serve più, per farla rivivere e dargli un nuovo utilizzatore, gratuitamente. L’dea di Luca e Irina – i fondatori del sito nonché cari amici – è l’uovo di Colombo: un baratto 2.0.

Reoose è il primo negozio online del baratto asincrono: infatti, se col concetto tradizionale di baratto bisogna scambiare un bene con un altro, cosa non sempre possibile, con Reoose per ogni oggetto messo in vendita si guadagnano dei crediti, che possono poi essere spesi per acquistare altri oggetti oppure donati in beneficenza ad una Onlus. Possiamo quindi “vendere” qualcosa ad una persona, e coi crediti guadagnati “comprare” qualcos’altro da un’altra, che grazie al nostro acquisto guadagnerà a sua volta crediti, e così via. Un esempio “for bunnies”:

Domanda: Se il tuo amico avesse smesso di suonare la chitarra e tu ne stai cercando una per tuo figlio che vuole iniziare a strimpellarla? Risposta: se il tuo amico postasse la sua vecchia chitarra “appesa al chiodo” su Reoose avresti la possibilità di farti carico del ritiro e di dargli una nuova vita. Tu potresti saperlo cercando “chitarra” e selezionando “cerca l’oggetto più vicino a te”. 

E’ facile, sostenibile, a costo zero e a km zero, perché ogni oggetto è geolocalizzato, questo significa che possiamo ad esempio accordarci facilmente con persone della nostra stessa città, ed effettuare così uno scambio a chilometri zero, per rendere il baratto ancora più sostenibile. Stavo giusto, giusto cercando un divano…Forse lo potrei barattare con quel vecchio cavalletto Manfrotto che non uso più. Che ne dite?

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The Burning House, la casa brucia, cosa salvi?

The Burning House, la casa brucia, cosa salvi?

Posted on 09 June 2011 by re-d

 

L’ipotesi che la vostra casa bruci e con essa anche tutte le vostre preziose cose non vi ha mai sfiorato? A me spesso. Mi torna in mente la scena di Fight Club e della famosa fuga di gas dove la perdita delle cose materiali rappresenta per il protagonista una nuova rinascita. Dubito che per me sarebbe la stessa cosa; sono lontano dal essere libero dalle forme di possesso materiale.

In ogni caso il fantasioso progetto Burning House parte da una domanda: Se la vostra casa andasse a fuoco e voi doveste evacuare velocemente portando con voi solo pochi oggetti, che cosa salvereste? Un dilemma al quale si risponde con una fotografia quale testimonianza della scelta.

Le foto inviate sono tutti degli ineccepibili esempi di styling fotografico che non rispondono ad una scelta dettata dall’urgenza e dal pericolo, ma a decisioni ponderate. Bene. È giusto sapere con largo anticipo dove dirigersi in caso di emergenza… è voi, avete già fatto la vostra lista?

 

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La Santeria a Milano: un’altra città è possibile

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La Santeria a Milano: un’altra città è possibile

Posted on 13 April 2011 by re-d

santeria milano

Ci piace. Ha aperto da un poco ed è sulla bocca di tutti. Si trova in via Paladini 8 (zona Città Studi, Viale Argonne). L’atmosfera è a metà tra un’osteria e una galleria d’arte. Ampio cortile che si sfrutta piacevolmente per l’aperitivo, bookshop dell’Ilo con tante altre cose sfiziose per la gioia di hipster, fumetti, vinili, magliette cool e altre cosucce che il nostro Abate ha scovato in giro per mezza Europa. Spazio espositivo sfruttato per mostre e show-case, baretto con baristi simpatici e spazio co-working per agitatori, creativi et simila. Chi c’è dietro tutto questo? Una buona porzione del popolo della nightlife underground milanese: Magnolia, Tunnel, Spin-go!, Cooperative Music, Saphary Deluxe, Pecora Nera e Thisorder. Tutte le info sui prossimi appuntamenti In Santeria potete trovarle qui.

santeria milano

 

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“The Universal Sigh”: il nuovo giornale dei Radiohead letto per voi

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“The Universal Sigh”: il nuovo giornale dei Radiohead letto per voi

Posted on 05 April 2011 by re-d

 

il nuovo giornale dei Radiohead

Se bisogna dare un merito ai Radiohead è quello di far parlare di se, sempre. Si può discutere dei meriti artistici del gruppo inglese, ma non si può discutere della capacità di cambiare le regole del gioco e di impossessarsene a proprio vantaggio. Registrare un disco, metterlo online ad offerta libera, sempre guadagnandoci.

Poi far uscire un altro disco, improvvisamente, senza dir niente a nessuno, e fare un giornale al seguito, distribuirlo gratis e fare parlare i blogger di mezzo mondo, quelli che in mente hanno un sacco di luoghi comuni sulla poesia e sull’arte, come il sottoscritto.

Va da se’ che non si può ignorare quello che fanno i Radiohead. Un gruppo immediatamente riconoscibile, anche al di fuori dell’ambito musicale. Così l’ultima trovata del collettivo viaggia sui binari del multi canale: l’uscita del giornale promozionale distribuito in tutto il mondo (50 location) The Universal Sigh, in occasione del lancio del nuovo disco (bruttarello) The Kings of Limb.

Procuratomi una copia in italiano (alla Santeria di via Paladini a Milano) del giornaletto (scusate il diminutivo), del tutto simile, per formato e carta, ad una comune free press (Qui lo potete scaricare in PDF). Così ho provato a tuffarmici dentro, un contenitore intellettualoide e inquieto, come il gruppo stesso d’altronde.

Poche pagine (una decina), grammatura inconsistente, creature indefinite e inquietanti nelle copertine e una grafica interna che per certi aspetti riprende l’iconografia psichedelica dei gloriosi ’70. Di cosa mai parlerà il giornale dei Radiohead e chi lo ha scritto? Robert MacFarlane, Jay Griffiths – che è una donna, a dispetto della traduzione italiana- e Stanley Donwood, autore di tutte le copertine della band. Natura e alberi nel contenuto, argomento collegato al titolo del loro ultimo disco. Ray Griffiths ha scritto un racconto intitolato Forests Of The Mind. A voi un estratto.

Ero perso in quel senso si vuoto cupo e sconfortante, infestato da desideri di suicidio, tutta la vitalità era sparita. Poi, un giorno, qualcunò mi lanciò una corda, un’ancora di salvezza in questo abisso privo di vita. Un antropologo che conosceva la mia situazione mi invitò ad andare con lui in Amazzonia peruviana per visitare cli sciamani che lavoravano con le impressionanti medicine della mente prese dalla foresta. (…). Arrivata la sera, ci sistemammo nella capanna degli sciamani; e iniziò una lunga nottata per la mia mente. bere la medicina che mi diedero fu come bere cicuta e stelle: amamra come l’una, brillante come le altre. Le cicale e il frullio delle ali degli uccelli notturni, punteggiavano la notte di rumori e tutta la oresta sembrava accoppiarsi, fare le fuse, frusciare,  avvilupparsi e osservare. Io ero circondato dal calore e dal respiro della foresta, verde e vitale, ed era come se mi stessi imbevendo della sua essenza, del suo spirito, della sua anima – e ne avevo disperatamente bisogno, perchè l’avevo persa.

E così via, in una catarsi che invoca la natura salvifica e appelli a non tagliare gli alberi. In pratica un notiziario redatto sugli alberi in foreste urbane ed extraurbane, rivelazioni, racconti sulla bellezza dell’arrampicarsi sugli alberi e osservare la vita dal loro punto di vista citando Calvino e la sacra terra di francescana memoria.

Un Chronicles la cui redazione ha fattezze elfiche, di un paese che avrebbe la stessa atmosfera dell’Islanda, scritto da industriosi fighetti anglosassoni “zero impact” con la barba. Al di la dell’aspetto puramente filologico questo giornale non entrerà nella storia dell’editoria (e non certo con questa traduzione italiana).

Ma è inutile soffermarsi sul reale merito di questa pubblicazione. Al di là di quello che è, importa quello che rappresenta: un messaggio salvifico che mira a insinuarsi nella mente e portarti a domande profonde e complesse sul significato della condivisione, sulla vita, sull’arte e la sua funzione. Buona Lettura.

 

 

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Strange Project: Cose da fare prima di morire

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Strange Project: Cose da fare prima di morire

Posted on 29 September 2010 by re-d

Cosa vorresti fare prima di morire? Una semplice domanda rivolta a personaggi qualunque, immortalati da una polaroid, con didascalia il proprio desiderio scritta a mano dai diretti interessati. Ovviamente tutto riportato online, accessibile a chiunque sul sito Before I Die I Want to. Domanda, scatto, risposta, e infine scambio mail. Sì, perchè l’idea del progetto consiste anche nel verificare chi e come è riuscito a portare a termine il proprio obiettivo.

Nel giro di qualche anno (dai cinque ai venti, il criterio non ce l’ho chiaro) Nicole e ks scriveranno un’ e-mail ai diretti interessati, per vedere a che punto sono. In caso di successo i protagonisti dovranno anche raccontare in che modo hanno concretizzato il proprio progetto.

Hanno affrontato prima gli States, e poi si sono spostate tre mesi in India, con cambio di prospettive, desideri ed ambizioni. Nessuna conclusione, nessun tipo di elucubrazione, il tutto è svolto con semplicità, senza perdere di vista il divertimento. E voi cosa fare fareste prima di morire?


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Le Grand Fooding: il prossimo evento fooding milanese il 15 ottobre

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Le Grand Fooding: il prossimo evento fooding milanese il 15 ottobre

Posted on 24 September 2010 by re-d

Che il fooding stia conquistando sempre più platee è palese. Chi lo ha capito sta contando i Ducati (la moneta del Taste of Milano). D’altronde già Gualtiero lo capi tempo fa con un evento milanese di cui ignoriamo gli intenti e le modalità, ma per il quale anche il supremo Visentin ne ha parlato gran male. Dicevamo dunque che il food si spettacolarizza e diventa pop, popolare. Basta fare zapping in Tv: il numero di programmi di ricette ed enogastronomia ha ormai sovraffollato il tubo catodico (anche se il tubo ormai è preistoria) e i nostri beneamati zebedei ne hanno piene le sacche.

Dopo la manifestazione Taste Of Milano c’è da prepararsi al peggio. Quello in corso d’opera tra i vialetti del Parco Sempione è quanto di più brutto la nostra città ci propina da almeno tre decadi: l’esclusività, l’allure fighetto e alto borghese. Caro, molto caro e tanto autocelebrativo. Su un noto blog milanese un utente ha commentato con sagacia una perfetta fotografia dell’evento, “un’autocelebrazione di questi chef con il loro pubblico di cagoni al seguito”.

Lasciandoci alle spalle Taste of segnaliamo un’altra manifestazione culinaria che però incuriosisce molto di più, per il suo curioso spirito crossover. Le Grand Fooding, che già oltreoceano ha deliziando con successo i palati di San Francisco, Parigi e New York. I deus ex machina hanno partorito, sembra, un bel concept che unisce il cibo al design, alle arti grafiche e alla musica.

Il 15 ottobre in via Tortona 31, 10 chef stellati – da Bottura a Battisti, passando per Chang, Cracco e Moroni – prepareranno ricette finger food, illustrate da Paolo Ulian nel “Manuale di sopravvivenza”. A condire la kermesse il dj set dei Crookers e di Guiducci “made in Plastic”. Nicolaï Lilin, quello del best seller Educazione Siberiana, disegna tatuaggi. Questa la presentazione per bocca dei creativi che hanno partorito il concept:


Allattato al seno da una mamma siciliana, in un quartiere dove i nem spuntano come funghi, svezzato nel radio-building più cool di Parigi, goloso di arti grafiche, design e umorismo, deliziato dalle discussioni animate e colte come da iTunes, le papille sempre dilatate e frementi, il fenomeno Fooding sbarca finalmente a Milano (dopo Parigi e NYC), per una Prima Edizione Extravergine. Ai fornelli: 10 chef di Milano, Torino, Modena, NYC, Copenaghen e Parigi, ben lieti di sporcarsi le mani col Finger Food per celebrare come si conviene il Grand Paradiso Clicquot. Il menù della serata comprende: una colonna sonora inspirata a un’idea ben precisa della città, una collezione di Pass Tattoos firmata da un autore di best-seller transnistriano (Nicolaï Lilin), il gruppo elettronico più in vista d’Europa che leverà alto il suo Grand Eco Supersonico, un collettivo di designer culinarie fiorentine che faranno volteggiare gli shaker in un Grand Fuoco di Ghiaccio e una prestiné di ringhiera in grado di rivoluzionare la Tettonica delle Paste. La collector’s guide firmata Paolo Ulian vi aiuterà a orientarvi nella giungla del Fooding, senza bussola né forchetta, vergini di ogni cosa, ma immersi nel piacere. Tutto questo nel corso di un’unica serata, che mi auguro diventi una serata unica, incrocio di stili e gusti, all’insegna di tre parole conosciute in tutto il mondo: “Made in Milano”.

Noi ci saremo a fare un esaustivo report della serata. Per il momento gustatevi le illustrazioni che non sono niente male. Stay tuned!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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