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Nasce il Macao, il nuovo centro per le arti a Milano

Posted on 10 May 2012 by re-d

 

La prima volta che mi parlarono di MACAO non mi resi conto della portata dell’evento. Da allora ci sono stato due volte. La prima, la festa seguita all’occupazione. Tanta gente, palazzone gigantesco fatiscente, calcinacci, scale rotte, cavi dell’alta tensione in vista. Insomma, tanto degrado. Una specie di rave illegale ma senza punkabbestia e musica techno. Quanto ci rimarranno? Mi chiesi. Il tempo di un tot di feste e tanti saluti, pensai.

Mi sbagliavo di grosso. Me ne accorsi la seconda volta. Spinto dal grosso tam tam mediatico sui social network e in rete decisi di farci una visita diurna Con mia bella scoperta vidi tantissima gente pronta a farsi in quattro per far crescere dal basso uno spazio vivo, da vivere attivamente e propositivamente. Tanto entusiasmo e voglia di fare.

Durante l’assemblea le parole d’ordine erano “partecipazione”, “inclusione” e “idee”. Idee per far vivere uno spazio che fino a pochi giorni prima era vuoto, abbandonato al degrado e alla noncuranza. Quel palazzo, la Torre Galfa appunto, a due passi dall’avveniristico Palazzo della Regione di Milano. Ex sede di una compagnia petrolifera poi passata da mani e aziende differenti, fino ad essere del tutto abbandonata da qualche anno (l’ultimo possessore è l’Immobiliare Lombarda di Ligresti). Mai ristrutturata (fare un grattacielo ex novo costerebbe di meno), vittima della speculazione edilizia, ora la Torre Galfa è semplicemente la sede di M.a.c.a.o., il nuovo centro per le arti di Milano.

Il “palazzo delle arti” è in continua trasformazione grazie al lavoro dei volontari. Chi sono questi volontari? Se pensate a punkabestia con cani al seguito siete completamente fuori strada. Sono persone normali, dallo studente al lavoratore atipico, ragazzi come se ne vedono a centinaia a Milano. Sono, dal comunicato divulgato del Macao:

artisti, curatori, critici, guardia sala, grafici, performer, attori, danzatori, musicisti, scrittori, giornalisti, insegnanti d’arte, ricercatori, studenti, tutti coloro che operano nel mondo dell’arte e della cultura.

Per fare cosa?

un grande esperimento di costruzione dal basso di uno spazio dove produrre arte e cultura. Un luogo in cui gli artisti e i cittadini possono riunirsi per inventare un nuovo sistema di regole per una gestione condivisa e partecipata che, in totale autonomia, ridefinisca tempi e priorità del proprio lavoro e sperimenti nuovi linguaggi comuni.

Parole consumate usate per ribadire un concetto semplice: se avete idee, volete proporvi come artisti, volete divulgare il vostro sapere a una platea di adepti, volete entrare in un gruppo di lavoro o semplicemente conoscere gente, Al MACAO si può. Non è difficile, non preoccupatevi. Basta andarci ed esporre cosa si ha in mente di fare. E poi occorre lavorarci, per  costruire un’idea e concretizzare un sogno.

Si dice che le idee non nascano per caso, che abbiano bisogno di un humus fertile per poter spuntare dal terreno, specie se inaridito. Milano lo è stato per molto tempo, un terreno arido, un’opportunità di crescita mancata per tutti gli anni duemila. Ora, forse, le cose stanno cambiando e il terreno parrebbe tornare fertile. Milano torna ad essere viva?

La speranza è ultima a perire. Per il momento il MACAO si è dimostrato vivo. Ne sono testimoni i numerosissimi fan che popolano la pagina Facebook, i numerosissimi curiosi e attivisti che in questi giorni affollano il building, le numerose serate che vengono organizzate e, speriamo, la mano benevola del Comune di Milano sul progetto MACAO.

 

Tutte le foto sono prese dalla pagina Facebook

 

Marco Trabucchi

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