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Piaceri proibiti

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Piaceri proibiti

Posted on 23 September 2010 by re-d

in collaborazione con Latitudine X

Niente insegne o luci al neon a segnalarli. Ma ingressi segreti, spesso anonimi. Sono ammessi solo pochi eletti, entra chi conosce la parola d’ordine. Accolgono in ambienti eleganti e ricercati, in stile retrò. Riaprono in Usa gli speakeasy, bar che si ispirano, ma solo nella forma, all’epoca del proibizionismo quando in America il consumo di alcolici nei locali pubblici, dal 1920 al 1933, fu messa al bando. Oggi l’illegalità non c’entra più. L’atmosfera di clandestinità è alimentata per far sentire il pubblico speciale. Anche nell’altissima qualità dell’offerta, con cocktail preparati da mixologist-guru. Germogliata a New York, la speakeasy mania sta dilagando in tutti gli Usa, ed è già arrivata in città come Chicago, Los Angeles, San Francisco.


Please Don’t Tell
Conquistarne l’ingresso è come vincere una caccia al tesoro. Bisogna entrare da Crif Dogs in St. Marks Place, East Village, e chiedere della cabina telefonica. Sollevato il ricevitore, una voce deciderà per voi: se positiva, si aprirà una porta a scatto. Oltre, un ambiente piccolo arredato in stile anni ’30 e trofei di caccia alle pareti, cocktail tra i migliori in città.
113 St Marks Place, New York


The Varnish
Luci soffuse, mobili e pareti di legno scuro, in un ex ristorante francese d’inizio secolo scorso. Piace ai producer di Hollywood che qui si trovano in segretezza per parlare in tranquillità. E rilassarsi davanti a drink firmati Sasha Petraske, cocktail guru e noto entrepreneur di locali come Milk & Honey a New York.
118 East Sixth St, Los Angeles


The Tavern Law
Luci basse, salette su due piani, rivestimenti in legno, banco bar di mogano, affreschi e stucchi veneziani. Di recente inaugurazione, il locale è sulla bocca di tutti. È la vera novità per Seattle. I cocktail sono i migliori, come anche la cucina curata dagli chef del premiato gastropub Spur.
1406 12th Avenue East, Seattle


The Violet Hour
Sulla strada, a indicare la presenza di questo che è considerato il miglior cocktail bar d’America c’è solo la flebile luce di una lampadina. Varcata la soglia, si viene accolti in un ambiente sofisticato, mix di stile georgiano inglese e direttorio francese. La drink list è un omaggio all’età d’oro dei cocktails.
1520 North Damen Av, Chicago


Bourbon & Branch
Il tempo qui si è fermato al 1921, anno d’apertura di questo speakeasy, in pieno proibizionismo. Occupa gli stessi locali di allora. Col tempo si è rifatto il look: mattoni a vista e tappezzerie di seta rossa, libreria, bancone di legno. Conserva ancora l’originale Russells Room, il cigar shop.
501 Jones St, San Francisco


The Rye
Si ispira allo stile classico dei pub d’epoca pre-proibizionismo. L’ingresso manca di insegna, è quindi difficile da individuare. La sala interna è rivestita in legno antico, dal pavimento alle pareti al soffitto, e dominata dal banco bar in mogano, del 1910. I newyorkesi lo amano anche per la cucina, raffinata e innovativa.
247 S. 1st Street, Brooklyn, New York

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Pixel – Patrick Jean

Posted on 12 July 2010 by re-d

Per chi come me ha passato l’adolescenza a giocare ai video games su Commodore 64 o sull’Amiga, ricorderà bene: Space Invaders, Pac Mac, Tetris e Donkey Kong.
Pixel del artista francese Patrick Jean, è un cortometraggio geniale che inscena l’invasione di New York da parte delle creature del mondo a 8 bit. Un magistrale lavoro di video art  realizzato in collaborazione con One More Production
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